Visualizzazione post con etichetta Trasporti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Trasporti. Mostra tutti i post

sabato 16 novembre 2019

Tilo a Minusio: la strategia del salame


Nel 2021 a Minusio, poco distante dal lago, entrerà in funzione la fermata ferrovia- ria Tilo.
Studiata architettonicamente per inserirsi armoniosamente in un contesto paesag- gistico unico, essa sarà un nuovo nodo intermodale connesso alle linee di bus urba- no che consentirà di aumentare e
fficienza, accorciare i tempi di viaggio ed infine diminuire il traffico veicolare individuale all’interno del Comune. Ma non è tutto: nel vasto quadrilatero (ca. 16 ettari) adiacente alla fermata, compreso tra linea Ffs- Nucleo Rivapiana, Via Motta, Via S. Gottardo e Via Remorino, sarà promosso lo svi- luppo centripeto con riqualificazione urbana: residenze di qualità, a cui si affianca una strategia di promozione dell’alloggio primario a prezzi accessibili per i resi- denti, e la creazione di luoghi d’aggregazione (piazze, spazi liberi o parchi) che contribuiscono all’aumento della qualità e all’attrattiva del comparto.
Non è un sogno! È quanto prescrive la misura CmP3 relativa al Nodo ferroviario Tilo di Minusio contenuta nel Programma d’agglomerazione di seconda generazione del Locarnese (PALoc2) approvato, con relativo credito, dal parlamento federale nel 2014. Berna finanzierà il 40% delle opere per la fermata, ma a condizione che siano realizzate anche le indissociabili misure di riqualificazione urbana.
Le Ffs eseguiranno le opere strutturali: posa binari ed edificazione della fermata Al Comune spetta invece il compito di adeguare il Piano regolatore (Pr) essendo quello in vigore non adeguato. Il calendario di PALoc2 prevedeva l’entrata in servizio per fine 2019. Il Comune dovrebbe quindi già disporre del Pr aggiornato.
Ed è qui che casca l’asino (tra l’altro simbolo del Comune). A fine settembre 2019 l’iter di aggiornamento era in alto mare! Grave perché il compimento dell’iter non si fa in quattro e quattr’otto, anzi! Secondo la procedura ordinaria il Municipio de- ve: a) allestire il Piano d’indirizzo che b) sottopone al Dipartimento per esame pre- liminare, ricevuto il quale c) organizza l’informazione dei cittadini raccogliendo le osservazioni, per poi d) redigere il Messaggio per il Cc affinché adotti la modifica, indi e) pubblicare la decisione del Cc contro il cui contenuto è dato ricorso al Consi- glio di Stato, il quale f) esamina atti e ricorsi, approva tutto o in parte il Pr; oppure nega l’approvazione, infine f) contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricor- so al Tribunale cantonale amministrativo.
Il Municipio ha nicchiato, contrariamente a quello di Bellinzona che confrontato con una questione analoga, fermata Tilo del comparto Piazza Indipendenza, ha im- mediatamente avviato i lavori di aggiornamento concludendoli. Il Municipio minusiense ha pure snobbato le ripetute sollecitazioni scritte di procedere all’aggiorna- mento inoltrate da due Associazioni comunali (Quartiere Rivapiana e Salvaguardia Nuclei), e oltretutto non si è premurato di salvaguardare la pianificazione futura mediante una Zona di pianificazione, rifiutando un suggerimento in tal senso sot- topostogli nel 2014 dalle suddette associazioni.
Parrebbe che voglia farlo ora. Intanto, anno dopo anno, secondo la “strategia del salame”, nel comparto Nodo Tilo si è andati avanti a edificare in barba ai vincoli in- dissociabili di PALoc2 e del Piano direttore, che per detta fermata prescrive di “in- centivare l’uso delle riserve edificatorie per promuovere lo sviluppo centripeto; in- sediare strutture pubbliche; incrementare la qualità dell’edificato e degli spazi pub- blici mediante progetti urbanistici”. L’aggiornamento del Pr arriverà quando i buoi sono fuori dalla stalla. Un eccellente esempio d’inadempienza municipale e di as- senza di controllo da parte dell’autorità superiore che, oltretutto, può costare la perdita del finanziamento federale. 

Apparso su La Regione, 30 ottobre 2019
link 

venerdì 27 settembre 2019

Traffico motorizzato in Ticino: la strategia del gambero


Il Ticino – eufemisticamente chiamato “città giardino” - è soffocato dal traffico: intasamenti, lunghe colonne, rappresentano la quotidianità per coloro che si spostano  per andare al lavoro o fare acquisti.  Smog, rumore la realtà per gli abitanti che vivono lungo le strade trafficate.
I 2/3 dei “pendolari ticinesi”, ovvero coloro che regolarmente si spostano, percorrono brevi distanze all’interno del loro distretto usando  l’auto propria, 1/4 addirittura all’interno del proprio comune. A cui si aggiunge il traffico generato dai frontalieri e turisti. Tuttavia negli agglomerati il traffico è sostanzialmente “fatto in casa”. Siamo numericamente pochi, ma statisticamente figuriamo tra i paesi con il tasso di motorizzazione più alto del mondo. Complici scelte errate di pianificazione del territorio che hanno generato disseminazione edificatoria a “pelle di leopardo”, bassa densità di popolazione e servizi pubblici poco efficienti e, laddove esistono, poco utilizzati.
Che fare? Vi sono città che hanno cambiato rotta. Principi cardine del vivere quotidiano: prossimità e qualità, oltre ad efficienza. Tutto si svolge in un corto raggio: si vive e lavora, si fanno acquisti preferibilmente nello stesso quartiere, spostandosi  a piedi o con la bicicletta. Dove giardini e spazi verdi hanno riconquistato lo spazio di parcheggi e strade.  Un trend  che sta conquistando cittadini e governanti. Seatlle negli USA, ex centro industriale (Boing) ne è l’esempio, diventando oltre tutto un polo attrattivo delle maggiori aziende hightech.
Ed in Ticino? “L’esperienza insegna che la costruzione di nuove strade abbia comportato sempre un aumento di traffico” diceva Adelio Scolari, intervistato da Enrico Morresi nel dicembre 1990  in occasione del titolo dottor honoris causa conferitogli dall’università di Berna. “La politica del futuro – diceva Scolari che fu estensore di varie leggi, tra cui quella sulle strade “ non sarà costruire nuove strade, ma moderare il traffico e potenziare i trasporti pubblici”. “La politica dei posteggi è uno degli strumenti di più facile utilizzazione da parte dell’ente pubblico per influire sulla politica del territorio e dell’ambiente” Scolari, prendendo  l’esempio del parcheggio sotterraneo di 300 posti  accanto al Kursaal di Locarno, affermava  “si può risanare lasciando pochi parcheggi per le soste di brevissima durata, destinando la maggioranza per abitanti della  zona”. “ Nei quartieri, a differenza del passato - in cui si obbligava il privato a costruire parcheggi, l’indirizzo che viene avanti è  vietare nuovi i parcheggi e  creare infrastrutture collettive ai margini  zone abitate”. 
Propositi caduti nell’oblio, complici  politici e pianificatori convinti di poter fluidificare e snellire il traffico motorizzato, e che  dimenticano e/o cancellano principi  pianificatori essenziali; fra i quali: sviluppo centripeto -densificazione, pianificazione dell’offerta di mobilità  e di parcheggi   in relazione a al traffico che  si desidera avere, riduzione drastica degli assi di attraversamento urbano e  concentrazione del traffico su poche strade,  priorità a traffico pubblico e mobilità lenta.  E così si continua a promuovere progetti di ampliamento o costruzione di nuove strade e parcheggi (vedi: terza corsia tra Mendrisio e Lugano, semisvincolo a Bellinzona, collegamento autostradale tra A2 A13, nuovi autosili nel cuore urbano).
Milioni di franchi che rincorrono il sogno del “porta a porta” tramite automobile, comodamente installati in un ambiente climatizzato, senza intoppi e perdita di tempo. E anche quando in futuro  i veicoli  saranno senza emissioni di CO2  quando viaggiano,  e grazie a sistemi di conduzione autonoma e di intercomunicazione consentiranno di utilizzare razionalmente le infrastrutture viarie ( corsie, stazionamenti, ecc)  rimarranno problemi di fondo:  volume e superficie  occupata  da veicoli , quelli per strade e parcheggi,  oltre  all’inquinamento fonico e da  polveri fini (pneumatici, freni). A cui si aggiungono costi  collaterali- non coperti da tasse e assicurazioni- quali: costruzione e manutenzione stradale, servizi di gestione e controllo traffico, incidenti,  impatto ambientale,  consumo di risorse rare. Insomma il riassesto dei nostri centri, del territorio, dell’ambiente, della salute e della qualità di vita ci obbliga a riprendere senza esitare principi pianificatori dimenticati, abbandonando la strategia del gambero finora seguita.  

Apparso su Corriere del Ticine, 16 settembre 2019
Link CdT 

 

venerdì 3 maggio 2019

19 maggio un voto per il futuro del Ticino



Perché approvare l’iniziativa, perché non seguire invece Governo e Parlamento che la considerano superata? Leggendo la documentazione accompagna il materiale di voto risulta difficile per il cittadino
ritrovare il filo della lunga e complessa vicenda che ha suscitato
emozione, solidarietà e mobilitazione; difficile capire perché coloro che nel 2013 festeggiarono all’unisono la firma della Convenzione per il
“Centro di competenza in materia di mobilità sostenibile e ferroviaria presso le Officine FFS di Bellinzona”(CdC), oggidì si trovano su due campi opposti. Per comprendere occorre partire dalla Dichiarazione d'intenti (DI), elaborata in stretto riserbo dal triunvirato FFS, CdS e Municipio, da loro sottoscritta e presentata nel dicembre 2017. La DI rappresenta un voltafaccia-dietrofront rispetto al CdC: ridà totale autonomia di azione alle FFS, anche riguardo il “Nuovissimo impianto industriale”, sui cui contenuti e attività, Cantone e Città non hanno nulla da dire, pur finanziandolo con 120 milioni a fondo perso. Mentre le FFS hanno voce in capitolo sulla pianificazione del sedime delle attuali officine, metà del quale ritornerà in possesso della Turrita, ma su cui non potrà edificare centri commerciali come precisato nella DI. Infine la DI non affronta la regolamentazione (mediante contratto) degli impegni delle FFS previsti

dalla Convenzione CdC, finora disattesi e che arrischiano l’oblio. L'iniziativa consente di completare e correggere in forma costruttiva quanto deciso dal parlamento: non blocca la costruzione del nuovo stabilimento, non intralcia quanto ivi previsto, ma incarica il CdS di negoziare con le FFS la l’ampliamento delle attività: sola garanzia questa per poter mantenere nel lungo periodo competenze, qualifiche e lavoro. In caso di accettazione il CdS è chiamato a condurre trattative con le FFS per svolgere attività che le stesse hanno deciso di dismettere: leggi manutenzione settore merci (che ha perso il 70% da quando le OBe sono passate sotto la divisione viaggiatori); ma anche per ampliare il ventaglio di attività di manutenzione aggiungendo quelle indicate nella Convenzione CdC: composizioni merci, ricerca e sviluppo e produzione, acquisizione di mercati, che sono stati esclusi.
Ciò presuppone un altro ruolo Stato che non può limitarsi a “
definire condizioni quadro adeguate affinché le aziende possano svolgere efficacemente la propria attività”- come sta scritto nell'argomentazioni di Governo e Parlamento. Al contrario quale ente pubblico moderno lo Stato deve essere proattivo, ovvero: anticipare, promuovere e, nei settori strategici, partecipare direttamente a società. La realtà svizzera e ticinese lo dimostra: le stesse FFS create per volontà popolare nel 1892, diventate SA solo nel 1998, con azionista unico la Confederazione. L’AET in Ticino, creata nel 1958, è un’azienda pubblica che produce, commercia energia elettrica. Nel caso specifico dell’iniziativa la forma giuridica più adeguata sarebbe la società mista(vedi esempio Ferrovie retiche, con capitale di Cantone, Confederazione, comuni e privati). E anche se lo Stato non ha esperienza nel settore ferroviario, vi sono persone con competenze di punta nel settore, basta cercarle. Persone che sarebbero in grado di valutare “le eventuali “incognite finanziarie e rischi di deficit” paventati dagli oppositori. Affermare che è ”operazione problematica perché le FFS non saranno disposte a partecipare alla sua concretizzazione” dimostra la poca chiarezza di principi, nonché una fastidiosa e perdurante sudditanza che porta ad anticipare l’esito della negoziazione prima ancora di svolgerla! La negoziazione è possibile perché le FFS devono avere un centro per la manutenzione a sud del Gottardo, il suo trasferimento oltralpe toglierebbe le già scarse tracce destinate ai convogli passeggeri e merci.
Il treno del futuro è un SI all'iniziativa, il NO è di coloro che aspetteranno invano il treno sul binario morto.


Apparso su Corriere del Ticine, 2 maggio 2019
Link CdT  

lunedì 15 aprile 2019

Clima tra il dire e il fare


I “millennials” non mollano: mettono sotto pressione i governanti, esigono fatti concreti per contenere il surriscaldamento a 1.5° entro il 2050. Sappiamo che per farlo occorre azzerare immediatamente le immissioni di gas ad effetto serra, utilizzando energia prodotta con risorse rinnovabili, lasciando sottoterra quelle fossili - oggidì il 70 % delle fonti energetiche.
È una sfida ciclopica, ma anche un’opportunità per cambiare il modello di sviluppo dominante, ai margini del collasso. Il motto della sfida: parsimonia, efficienza e resilienza. Concretamente:
    1. riorganizzare la mobilità, riducendo drasticamente il trasporto individuale motorizzato (TIM) – dando priorità assoluta a quello pubblico (TP)
    2. riorientare la pianificazione urbana insediando posti di lavoro facilmente accessibili con TP, e realizzando quartieri residenziali, intergenerazionali, con negozi, commerci e servizi al cittadino di prossimità, pure asserviti dai TP
    3. optare per la produzione agricola e alimentare secondo i principi biologici, a km 0, abbandonando quella industriale (il cui bilancio energetico è estremamente deficitario: 10 calorie di origine fossile per 1 caloria alimentare prodotta) che necessita di ingenti quantitativi di acqua, di fertilizzanti sintetici e pesticidi che avvelenano terreno e falda, acidificano gli oceani
    4. ridurre drasticamente i trasporti a lunga distanza (aerei, navi , su gomma) di merci, riportando la produzione di beni prossima al mercato.
Le condizioni sopra elencate incontrano tuttavia enormi resistenze di vari attori socio economici. Ovviamente delle grandi compagnie che estraggono, commercializzano petrolio, carbone, gas; degli stati che traggono profitto dalle tasse sull’esportazione; di traders che curano le transazioni (la Svizzera è il centro principale); ma anche di aziende chimiche dell’agro business. Poi di attori vari che producono e/o commercializzano merci a livello mondiale, per mercati distanti migliaia di km, utilizzando vari tipi di trasporto: navali, aerei, su gomma. Ma anche di sindacati che lottano per la salvaguardia di posti di lavoro anche se in contraddizione con i presupposti climatici ambientali. Infine, e non ultimo, il singolo cittadino, con le sue abitudini di consumo, di uso del veicolo motorizzato per recarsi al lavoro, a fare acquisti, volare a Londra per un fine settimana.
Cambiare significa coerenza tra impegni, decisioni e azioni. In primis eliminando quello “bipolare” di governanti e politici che a parole riconoscono interconnessione tra clima modello e di sviluppo, ma poi optano per il “laisser faire” piegandosi agli interessi delle grandi società. Basta prendere l’esempio di quanto accaduto al recente meeting di Davos, dove Bolsonaro, neo presidente di un grande paese come il Brasile, spalancando le porte alla deforestazione amazzonica e al saccheggio delle sue risorse, ha mandato in visibilio i manager delle big che l’ascoltavano ricevendo la benedizione dal Presidente delle Confederazione Maurer: “Davos è business”.
Una forma mentis contraddittoria che ritroviamo nel nostro paese, dove
hanno il vento in poppa progetti di ampliamento di aeroporti, costruzione
di nuove autostrade, edificazione di ressort di lusso in cima a montagne, costruzione di sentieri in plastica sul lago per attirare il turista. Il tutto condito con grandi dichiarazioni salvaguardia dell’ambiente,
paesaggio e natura.
A ben guardare significa mettere in discussione crescita, concorrenza e libero scambio. Tre principi che sono una sorta di “mantra”, per governanti, forze politiche ed una folta schiera di economisti. Un’impasse “volens nolens” da superare. 


 Pubblicato in La Regione, 30 marzo 2019

martedì 5 febbraio 2019

Nuove officine: un altro chèque in bianco

Non condivido la “viva soddisfazione” e l’ottimismo espressi dopo la decisione del GC sul futuro delle officine. Essa sancisce un dietrofront rispetto allo scenario “Centro di competenza nel settore della mobilità sostenibile e ferroviaria” (CdC) scelto nel 2010 dal governo, concretizzato nel 2013 con la Convenzione sottoscritta da tutti gli attori(fra cui FFS, governo, rappresentanti sindacali e  maestranze OBE).  Convenzione che finalmente dotava il Cantone di una visione chiara in materia di sviluppo nel settore dei trasporti ferroviari,  assegnando alle FFS un ruolo centrale “Il CdC – si legge nella Convenzione- è un sistema a rete formato dai diversi attori operanti nell'ambito della mobilità ferroviaria sul territorio ticinese.... Il fulcro del Centro di competenza sono le Officine FFS di Bellinzona che rappresentano la realtà che ha contribuito alla creazione di questo studio e progetto”.
Stupisce la superficialità del parlamento che non ha saputo (voluto?) leggere i dettagli del dossier. Facendolo avrebbe colto che la Risoluzione governativa- stilata sulla base della Dichiarazione d’intenti (DI) elaborata e sottoscritta nel dicembre 2017 da FFS, CdS e Municipio, senza consultare i partner sociali:

a)  non era in sintonia con la strategia CdC e relativa Convenzione,
b)  invalida tutti gli accordi e obblighi precedenti tra le parti, quindi quelli delle FFS verso la Convenzione.
Quello votato è un deal sconcertante, a senso unico con le FFS vincenti (riacquistano tutta la libertà e autonomia che avevano prima dello sciopero 2008, svincolate dagli impegni, intascano 120 milioni (100 del Cantone e 20 della città) per finanziare il “ modernissimo stabilimento industriale” su cui il Cantone non ha voce in capitolo.
Mentre il Ticino (non le maestranze) è perdente: ai “piedi della scala” dopo 10 anni di sforzi per concordare una scelta condivisa. L’ingenuità del CdS è stata di credere e far credere che la sua missione fosse conclusa con la firma della Convenzione e la creazione dell’omonima Fondazione, mentre era solo la prima tappa del percorso, a cui doveva seguire quella operativa del come realizzarla. Era compito e tutto interesse del Cantone agire sin dalla firma della Convenzione per riunire tutti gli elementi utili e necessari  per la riuscita.

Il CdS non ha saputo prendere esempio dal Canton Neuchâtel che ai tempi della crisi degli anni 80 volle e, con sostegno della Confederazione, ottenne il CSEM (Centre suisse d'électronique et de microtechnique) che diede impulso e rilanciò un settore industriale tecnologicamente superato.  Oggi il CSEM fa parte del “Parco Svizzero dell’innovazione”, il cui scopo è la leadership della Svizzera nel campo dell’innovazione e assicura la competitività del Paese. Conta due sedi principali nelle vicinanze dei politecnici federali di Zurigo e Losanna e di tre reti regionali situate nel Cantone di Argovia, nella Svizzera nordoccidentale e a Bienne. Portare a sud delle Alpi la quarta rete regionale,  creando un Centro di competenza nazionale incentrato su innovazione e mobilità ferroviaria era la carta su cui il Cantone doveva puntare e che poteva offrire alle FFS per indurla ad impegnarsi; ne avrebbero tratto vantaggio, per le loro attività comprese quelle di consulenza e progettazione ferroviaria all’estero.

Invece il Governo, ha nicchiato ed è ricaduto nelle consuete abitudini: d’un canto roboanti e dichiarazioni, e dall’altro incapacità di tradurle in una strategia di sviluppo conducendola a termine. La mentalità della dipendenza basata sulla “rendita” affidandosi agli intermediari di turno(vedi Greater Zurich Area )e concessioni a terzi continua a colonizzare le menti.

La decisione parlamentare libera le FFS da ogni vincolo, affidandosi alla loro buona volontà. La vaghezza e la trasparenza riguardanti le attività previste nel nuovo stabilimento (manutenzione di composizioni di treni passeggeri), non sono un buon segnale. Se poi aggiungiamo che sempre più le aziende costruttrici di treni offrono anche servizi di manutenzione sostanziale, v’è serio rischio che in Ticino rimanga una manutenzione leggera, di poco contenuto tecnologico e a bassa qualifica. E questo sarebbe: l’accordo Win-Win?  “il treno che passa ogni 30 anni che bisogna assolutamente prendere”?, “l’opportunità eccezionale da non sciupare”? A me pare soprattutto uno chèque in bianco, con un bonus extra di 120 milioni offerto dal Cantone alle FFS in cambio di vaghe promesse! A futura memoria.

Apparso du Corriere del Ticino del  5 febbraio 2019 

domenica 20 gennaio 2019


Nuovo stabilimento industriale FFS per la manutenzione del materiale rotabile

3 Domande inviate ai parlamentari  per decidere con coerenza e responsabilità


1. Il GC è chiamato a decidere sul Messaggio 7548 del CdS  concernente la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale d’avanguardia FFS per la manutenzione del materiale rotabile e l’acquisizione di parte dell’area occupata dallo stabilimento esistente;

2. Il messaggio governativo dovrebbe essere in sintonia con le dichiarazioni e decisioni prese in passato dal CdS a favore dello sviluppo industriale nel settore dei trasporti ferroviari e di posti di lavoro qualificati  in Ticino.

3. A seguito estratti di Dichiarazioni  e decisioni del CdS
a)    Rapporto del Consiglio di Stato (87345 del  5.7.2017 ) sulla mozione del 12 ottobre 2015  presentata da Matteo Pronzini e cofirmatari “Centro di competenza Officine di Bellinzona: le FFS rispettano gli accordi sottoscritti?” (estratti)

“Con i partner sociali e il Cantone le FFS intendono sostenere un dialogo costruttivo, aperto e cooperativo sulle Officine di Bellinzona. Anche in futuro le FFS continueranno a informare tempestivamente e con la massima trasparenza riguardo agli sviluppi e a cercare una dialogo.”[1]

Posizione del Consiglio di Stato (pag 4)
Il Consiglio di Stato si è da sempre battuto a favore delle Officine di Bellinzona e dei posti di lavoro industriali e non intende farsi partecipe di un eventuale declino programmato o smantellamento di questo stabilimento industriale d’importanza strategica per il Cantone. Esso intende prestare la massima attenzione innanzitutto alla salvaguardia dei posti di lavoro, incoraggiando le FFS a sviluppare le attività e assicurare uno sviluppo d’area in linea con gli obiettivi di sviluppo economico e territoriale cantonali, tenendo presenti anche le vocazioni e le aspettative espresse dal territorio.
Conclusioni (pag 5)
Il Consiglio di Stato reputa che i passi intrapresi nel periodo intercorso dall’inoltro della mozione siano quelli più idonei per garantire, da un lato, la salvaguardia dei volumi di lavoro presso le Officine nei prossimi anni e, d’altro lato, lo sviluppo sostenibile a lungo termine dei posti industriali offerti dalle FFS nel nostro Cantone: posti di lavoro che dovranno anche tenere conto dell’evoluzione in atto nell’ambito delle tecnologie ferroviarie e delle relative conseguenze a livello di tipologie di attività e professioni.
… gli avanzamenti nella scienza e nella tecnica dei materiali porteranno a una serie di innovazioni nel campo delle infrastrutture e dei mezzi di trasporto, e in particolare del materiale rotabile, con un occhio di riguardo all’efficienza energetica e agli impatti ambientali.
Il Ticino, con AlpTransit, sta anche vivendo una mobilità sempre più integrata, con opportunità supplementari di lavoro che potrebbero spaziare lungo tutta la catena del valore del bene “mobilità”. In questo contesto, il Centro di competenza potrebbe assumere un ruolo accresciuto.
Il Consiglio di Stato auspica quindi di poter continuare, assieme a tutte le parti interessate, sulla strada tracciata del dialogo costruttivo. In altre parole, si tratta di unire le forze per creare le basi per le Officine del futuro, allo scopo di permettere a quest’ultime di cogliere le nuove opportunità e di affrontare al meglio le sfide collegate ai mutamenti del contesto nel quale s’inserisce l’attività produttiva e di servizio oggi svolta a Bellinzona.

b)    Convenzione del 2013 (estratti)
I firmatari di questa convenzione intendono promuovere la realizzazione di un Centro di competenza (di seguito CdC) nel settore della mobilità sostenibile e ferroviaria presso le Officine FFS di Bellinzona come descritto nell'allegato studio di fattibilità tecnico-economico del 17 aprile 2013. (pag 1)

Citazione studio fattibilità  BDO:  Il progetto di un Centro di competenza nasce con l'obiettivo di costituire una piattaforma modulare nella quale confluiscano tutte le competenze presenti sul territorio regionale e nazionale al fine di incentivare e favorire lo sviluppo di progetti innovativi…. Si concretizza formalmente in un sistema a rete formato dai diversi attori operanti nell'ambito della mobilità ferroviaria sul territorio ticinese…. Il fulcro del Centro di competenza sono le Officine FFS di Bellinzona che rappresentano la realtà che ha contribuito alla creazione di questo studio e progetto. Il Centro di competenza però non deve essere ricondotto unicamente alle Officine FFS: esse costituiscono un attore centrale ed importante per il funzionamento, ma non unico.
Offerta:
1)             manutenzione e dell'ammodernamento del materiale rotabile e delle infrastrutture ferroviarie. Tramite una differenziazione di contratti di manutenzione e revisione si possono realizzare dei servizi su misura in base alle necessità di ogni singolo cliente. La manutenzione non è da intendere unicamente legata alle locomotive, carri merci (standard e speciali), ma anche alle componenti ferroviarie e ad altri prodotti industriali (diversificazione).
2)             secondo settore di attività concerne l'ingegneria ferroviaria
3)             terzo settore di attività che potrebbe essere sviluppato è legato all'offerta di servizi
…. Affinché l'offerta di queste attività possa svilupparsi è inevitabile un contatto diretto e una stretta collaborazione con le attività delle Officine FFS di Bellinzona

Impegno FFS (Convenzione page 2)

Le FFS assicureranno alle Officine FFS di Bellinzona volumi analoghi a quelli attuali per i prossimi anni e si impegnano all'attuazione di una strategia chiara per la stabilizzazione e per un suo sviluppo sostenibile anche a medio - lungo termine. Le FFS provvederanno ai necessari adeguamenti dell'organizzazione delle Officine FFS di Bellinzona con lo scopo di assicurare a quest'ultime un'attività di successo sul mercato anche a lungo termine.
Dai progetti del CdC dovrebbero scaturire ulteriori impulsi per le Officine per il periodo dopo il 2016. Le FFS si impegnano, analogamente agli altri partner del CdC, a trasmettere al CdC progetti in questo senso.
Le FFS sono coscienti dei cambiamenti necessari alle Officine di Bellinzona per potersi sviluppare tramite gli impulsi dati dal CdC e a tale scopo si impegnano ad adeguare la struttura organizzativa e infrastrutturale nonché ad aumentare l'autonomia organizzativa, operativa e finanziaria delle Officine di Bellinzona.
Nella fase di avviamento del CdC, le FFS mettono a disposizione gratuitamente nell'area occupata dalle Officine di Bellinzona, gli spazi necessari per il CdC, senza che questo vada a discapito delle attività produttive e dei volumi occupazionali. Successivamente dovrà essere avviato un progetto per una sede definitiva del CdC nel quadro di una pianificazione dell'utilizzazione di tutto il sedime delle Officine FFS di Bellinzona.
Questi punti saranno oggetto di una dichiarazione d'intenti delle FFS che è parte integrante della presente Convenzione.
 La definizione e il finanziamento, in funzione dei reciproci interessi, della parte formativa dovrà essere oggetto di un accordo separato tra Cantone e FFS. Le FFS si impegnano a sostenere finanziariamente, analogamente agli altri partner del CdC, le attività di ricerca e formazione.
Le FFS hanno diritto ad un rappresentante nel Consiglio di Fondazione.


Tre domande
Sulla scorta di quanto sopra puoi affermare che quanto formulato nel messaggio governativo assicurerà :
a)     la salvaguardia dei volumi di lavoro presso le Officine nei prossimi anni?
b)     lo sviluppo sostenibile a lungo termine dei posti industriali nel nostro Cantone offerti dalle FFS che tengano conto dell’evoluzione in atto nell’ambito delle tecnologie ferroviarie e delle relative conseguenze a livello di tipologie di attività e professioni?
c)     lo sviluppo e il potenziamento del centro di competenza con la partecipazione delle FFS secondo la Convenzione del 2013?


[1] (NB: …..Durante il 2017 Cantone e FFS e Comune stavano mettendo a punto la Dichiarazione d’intenti firmata l’11 dicembre 2017 alla cui stesura i partner sociali non sono stati resi partecipi.

mercoledì 3 ottobre 2018

Officine Bellinzona: Una scelta con cognizione di causa?


Filtrano informazioni sui lavori della Commissione gestione del GC circa il Messaggio M7548 del giugno 2018; oggetto: la richiesta del credito di 100 milioni e il versamento di 120 milioni alle FFS per “per favorire la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale d’avanguardia FFS per la manutenzione del materiale rotabile e per l’acquisizione di parte dell’area occupata dallo stabilimento esistente”.
La Commissione ha avviato le prime audizioni, dapprima con i rappresentanti delle maestranze delle officine che avevano manifestato il loro totale dissenso verso la Dichiarazione d’intenti (DI) sottoscritta da FFS-Governo e Municipio, nel dicembre scorso; poi con i rappresentanti dei comuni della bassa Leventina che rivendicano la localizzazione della futuro stabilimento sui terreni ex Monteforno. E ultimamente con quelli dell’Unione dei contadini che critica aspramente la scelta si Arbedo per “la perdita di “superfici fertili” che riducono “il potenziale ecologico della vallata, modificando il paesaggio
La Commissione dimostra di voler utilizzare l’autonomia di cui dispone per legge, per approfondire la conoscenza del complesso dossier Officine. È un segnale positivo. Compito non facilitato da uno striminzito messaggio (20 paginette che valgono 6 milioni l’una ) in cui la complessa vicenda Officine che va dal 2008 al gennaio 2018, è riassunta in poche righe. Per il CdS vale unicamente quanto è stato sottoscritto nella DI.

Ovvero in pillole: 
- i due progetti (Nuovo stabilimento e Mandato di studio per la pianificazione dell’area attuale delle officine- OBe) si svolgono in parallelo, coordinati nella tempistica da una direzione. 
- Il Nuovo stabilimento industriale (contenuti e luogo) è di stretta e mera competenza delle FFS (cantone e comuni non hanno voce in capitolo). 
La pianificazione dell’area delle attuali OBe è invece decisa all’unanimità da un gruppo misto in cui le FFS sono rappresentate. 
d) Il Ticino versa 120 milioni ricevendo in cambio 45mila mq di superficie delle attuali OBe su cui si prevede la realizzazione del Parco tecnologico (15mila mq) di competenza del Cantone e città, mentre sui rimanenti 30milamq la realizzazione di insediamenti “abitativi, di servizio, culturali, amministrativi e commerciali di prossimità”. Si noti la definizione di prossimità: le FFS si sono assicurate, sta scritto nella DI, il solo diritto di creare centri commerciali sulla propria area. Insomma le FFS riacquistano la totale autonomia decisionale, la Città si riappropria pagando di metà del terreno che donò alle ferrovie a fine ’80. Detto altrimenti un ritorno alla casella di partenza del 2008! 

Il lettore e i Commissari attenti alla lunga vicenda si porranno qualche domanda:
1) Che fine ha fatto la scelta governativa del 2010 di puntare sulla strategia del “Centro di competenza nel settore della mobilità sostenibile e ferroviaria (CdC)?
2) che fine ha fatto la Convenzione del 12 novembre 2013 che sigla la creazione della “Fondazione Centro di competenza mobilità sostenibile e ferroviaria”, sottoscritta da 10 partner tra cui Cantone, FFS, Rappresentanti delle maestranze e sindacali, con lo scopo “di costituire una piattaforma modulare nella quale confluiscano tutte le competenze presenti sul territorio regionale e nazionale al fine di incentivare e favorire lo sviluppo di progetti innovativi con sede presso le Officine FFS” quindi con le FFS nel ruolo di attore centrale?
3) Che fine ha fatto e dove sorgerà Centro di competenza avviato con la creazione dell’omonima Fondazione nel 2014, e finanziato durante 4 anni dal Cantone?
4) perché partecipare alla Tavola rotonda istanza ufficiale di discussione (fortemente voluta da Berna dopo scioperi e manifestazioni del 2008) a cui siedono i rappresentanti di FFS, Cantone e maestranze e diretta da Franz Steinegger, ex consigliere nazionale e presidente del nazionale del PLR, se poi FFS e CdS, non informano gli altri sulle trattative avviate tra di loro per redigere e sottoscrivere la DI?
5) Che succederà se l’iniziativa “Per un polo tecnologico industriale nel settore dei trasporti” sottoscritta da 14768 cittadini, tutt’ora giacente sui tavoli del GC ...verrà accettata?

Tutte domande che il Messaggio del Governo sorvola, sottacendo così eventi significativi, ma anche impegni presi, per far valere solo quelli sottoscritti nella DI da tre soli partner.
Affrontare e chiarire tali e altre domande è d’obbligo, oltre che lecito. Per farlo, colmando un’informazione carente, lacunosa (ma anche fuorviante), occorre consultare l’intera documentazione ufficiale. Solo così si assicura una procedura corretta e si creano le condizioni per una scelta con cognizione di causa. 


Apparso sul Corriere del Ticino il 3 ottobre 2018 
Link a CdT

giovedì 7 giugno 2018

Nuove officine: di gatti e volpi


Sulla carta le idee appaiono più che buone. Bisognerà ora saperle realizzare e implementare, sin d’ora consci che non sarà un gioco da ragazzi e che i gatti e le volpi di collodiana memoria – i quali solitamente si aggirano con proposte mirabolanti alla ‘campo dei miracoli’ – non mancheranno neanche questa volta”. Così il Direttore di questo giornale conclude il suo editoriale del 6 giugno in cui ha illustrato i tre benefici (piccioni) derivanti dalla scelta FFS: il primo quei 45 mila mq in centro città: “una pregiata area, che una volta liberata, venga impiegata” per creare “un parco tecnologico composto da aziende e start up innovative capaci di attirare centinaia di posti di lavoro” e più altri 15 mila di piazze e strade . “Il secondo affarone” poter “investire nel comparto stazione/ex Officine, ritrovandosi comunque le nuove Officine appena fuori dalle proprie mura” . Il terzo beneficio costiuito dalla “promettente stagione “ derivante dall’edificazione delle nuove Officine. “Sui piatti della bilancia” prosegue” vanno posti sicuramente gli elementi positivi (l’innovazione che ti porta nel futuro) e negativi (la perdita di posti di lavoro). Ma, anche in questo caso, vale la regola che chi sta fermo è condannato (magari lentamente e senza accorgersene) a indebolirsi e morire”. Un ragionamento che fila e può convincere...se non ci fossero a)la Convenzione per il Centro di competenza (CdC) nel settore della mobilità sostenibile e ferroviaria sottoscritta nel 2013 da 10 enti, tra cui FFS, Cantone, città, rappresentanti dei lavoratori (ass. Giù le mani e sindacati), b) l’iniziativa popolare del 2008 per Polo tecnologico industriale nel settore trasporti tutt’ora bloccata in Gran Consiglio. L’ottimo riassunto di Caratti, rappresenta quanto previsto dalla Dichiarazione d’intenti (DI) sottoscritta nel dicembre 2017 da FFS, CdS e Municipio. DI che ha un difetto: invalida quanto previsto dalla suddetta Convenzione, il cui obiettivo è di “costituire una piattaforma modulare nella quale confluiscano tutte le competenze presenti sul territorio regionale e nazionale al fine di incentivare e favorire lo sviluppo di progetti innovativi”; concretamente: “un sistema a rete formato dai diversi attori operanti nell'ambito della mobilità ferroviaria sul territorio ticinese” con “fulcro nelle Officine FFS di Bellinzona”... La convenzione precisa che “è inevitabile un contatto diretto e una stretta collaborazione con le attività delle Officine FFS di Bellinzona” e che “le FFS inizialmente giocheranno un ruolo importante per lo sviluppo di nuovi progetti”. Stranamente e purtroppo la DI non indica la necessità di definire un contratto che stabilisca attività e responsabilità specifiche dei singoli attori verso il CdC. Contratto necessario per colmare il vuoto della Convenzione che di per sé non ha vincolo giuridico. Senza tale contratto le FFS possono essere membro della Fondazione CdC, pur rimanendo passive come lo sono state finora. Inoltre riconquistano la totale libertà di “fare e disfare”, ovvero di realizzare la strategia aziendale senza render conto a nessuno, con tanti saluti sia al progetto industriale ticinese in campo ferroviario innovativa e di posti di lavoro qualificati, indicato dalla Convenzione, sia all’iniziativa per la creazione del Polo. Ambedue frutto di 10 anni di lotte e negoziati. E allora più che di gatti, qui si tratta di volpi. Quelle che con la Di sono riuscite (finora)ad ingarbugliare le carte, invalidando quanto e con tanta fatica è stato negoziato e scritto nella Convenzione. 

Apparso in La Regione, 7 giugno 2018

mercoledì 30 maggio 2018

Officine di Bellinzona, le Ffs fanno il gioco dell'oca


“Rien ne va plus” tra Cantone, Città e Rappresentanti delle maestranze delle Officine: l’unità d’azione si è rotta lo scorso 11 dicembre 2017 con la presentazione della dichiarazione d’intenti (DI) elaborata dal triunvirato FFS, CdS e Municipio. CdS e Municipio a favore, Associazione Giù le mani e sindacati invece no. Dove sta l’inghippo? Non facile orientarsi nella intricata e lunga vicenda. Per dirimere occorre partire dal punto del comune accordo, ovvero la Convenzione Centro di competenza (CdC) nel settore della mobilità sostenibile e ferroviaria presso le Officine FFS, sottoscritta dalle parti nel 2013. Essa recita che obiettivo del CdC “è di costituire una piattaforma modulare nella quale confluiscano tutte le competenze presenti sul territorio regionale e nazionale al fine di incentivare e favorire lo sviluppo di progetti innovativi”; concretamente: “un sistema a rete formato dai diversi attori operanti nell'ambito della mobilità ferroviaria sul territorio ticinese” con “fulcro nelle Officine FFS di Bellinzona”. Tre settori di attività del CDC a)“manutenzione (non unicamente legata alle locomotive, carri merci (standard e speciali), ma anche alle componenti ferroviarie e ad altri prodotti industriali) e ammodernamento ( materiale rotabile, infrastrutture ferroviarie; b) ingegneria e c) offerta di servizi. Si fa notare che “è inevitabile un contatto diretto e una stretta collaborazione con le attività delle Officine FFS di Bellinzona” e che “le FFS inizialmente giocheranno un ruolo importante per lo sviluppo di nuovi progetti”. Leggendo la DI si apprende che: “la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale FFS per la manutenzione del materiale rotabile e il conseguente recupero urbanistico dell’area occupata dallo stabilimento esistente” sono due progetti paralleli. Il “Nuovo stabilimento” è “cucina interna” delle sole FFS, sole proprietarie e uniche a decidere su contenuti e modalità, nonché ubicazione. Concretamente: manutenzione di tre composizioni che dovrebbero impiegare 200-230 persone, d’altro solo idee vaghe. Mentre il progetto di “recupero urbanistico” dell’area delle attuali Officine, sarà diretto da un gruppo misto in cui le FFS sono rappresentate con diritto di veto, in quanto le decisioni, come scritto nella DI, devono essere prese all’unanimità. Il Centro di competenza non avrà più la sua sede “presso le Officine FFS”, bensì ubicarsi all’interno dei 45mila mq delle ex officine ceduti dalle FFS alla Città, dove sorgerà un parco industriale innovativo che Città e Cantone realizzeranno con l’aiuto di una società di consulenza e promozione privata di Zurigo. Il diavolo si nasconde nei dettagli e la DI ne riserva alcuni. Primo: la DI non precisa la necessità di definire un contratto che stabilisca attività e responsabilità specifiche dei singoli attori verso il CdC. Contratto necessario per colmare il vuoto della Convenzione che di per sé non ha vincolo giuridico. Senza tale contratto le FFS possono essere membro della Fondazione CdC, pur rimanendo passive come lo sono state finora. Secondo: “La presente dichiarazione d’intenti prevale in caso di contraddizioni con il testo di precedenti accordi tra le medesime parti”. Da intendere anche la stessa Convenzione CdC? Terzo: Le FFS non figurano esplicitamente tra gli attori del Parco innovativo. Insomma alle FFS con la DI è riuscito un colpo di coda magistrale, come nel gioco dell’oca: rispedire tutti alla casella di partenza del 2008. V’è da sperare che i politici dei rispettivi legislativi, prossimamente chiamati a votare i crediti, sciolgano l’inghippo, e riportino il vascello sulla buona rotta. Rotta che pressioni e specifici tornaconti, ingenuità o la “ruse” di pochi ha deviato verso meri interessi delle FFS a scapito di una strategia industriale ticinese in campo ferroviario innovativa e di posti di lavoro qualificati. 

Apparso su Area  Mercoledì 30 Maggio 2018
link Area