Visualizzazione post con etichetta Democrazia deliberativa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Democrazia deliberativa. Mostra tutti i post

giovedì 21 ottobre 2021

Emergenza climatica e democrazia

 L’incombenza climatica tanto annunciata, quanto negata, ha bussato all’uscio dell’umanità, facendole “assaggiare” alcuni “cocktail” dall’effetto  devastante. Conosciamo (da anni) le cause. L’aumento vertiginoso del CO₂ nell’atmosfera è provocato dalle attività umane, in massima parte mediante combustione di risorse energetiche fossili: carbone, petrolio e gas, prelevati dal sottosuolo. In poco più di 200 anni abbiamo rimesso nell’atmosfera il carbonio che la natura aveva impiegato milioni per fissarlo in dette risorse nel sottosuolo.  

Sappiamo anche da anni cosa dovremmo fare, e disponiamo anche di un paradigma di sviluppo sostenibile e duraturo, per garantire equilibrio tra effetti di produzione e consumi, e soddisfare i bisogni fondamentali di tutti gli esseri  umani e nel contempo non superare i limiti ecologici-ambientali.
Sappiamo anche che per affrontare l’emergenza climatica dobbiamo reagire rapidamente, con azioni concertate e coordinate a livello mondiale. Basarci unicamente su disponibilità o responsabilità di governi e/o cittadini come finora attuato anche nei paesi a democrazia rappresentativa ci porterà dritti al baratro. Per evitare di intraprendere la via autoritaria è utile prendere spunto da quanto le scienze sociali e politiche ci offrono.  

La teoria e la prassi per affrontare problemi indicano due approcci fondamentali: a) Top-Down (dall’alto verso il basso): i responsabili della conduzione affidandosi a esperti, decidono obiettivi, modalità, emanano regolamenti, ne sorvegliano l’esecuzione. b) Bottom-Up (dal basso verso l’alto) tutte le persone implicate sono coinvolte nella discussione su cosa fa problema, e con l’aiuto di esperti, implicati anche nella ricerca di possibili soluzioni e modalità d’applicazione.

Trasferito alla società, il primo approccio funziona ottimamente per azioni di intervento immediato, di salvaguardia e di corta durata: pompieri, protezione civile, polizia e militari. Il secondo per tutte le situazioni che devono portare a un cambiamento importante, duraturo nel tempo.
La teoria sulla dinamica dei gruppi di lavoro evidenzia che la singola persona agisce motivata e in modo efficace quando ha un’idea sufficientemente chiara dello scopo e del risultato finale, conosce e comprende l’obiettivo da raggiungere, possiede le conoscenze adeguate per agire, sa applicare i mezzi necessari, ed è in grado di valutare la propria azione. Parimenti un gruppo è efficace quando tutti i membri hanno un’idea chiara degli obiettivi, sono informati della situazione e conoscono i mezzi a disposizione, li sanno usare; e sono costantemente aggiornati sui cambiamenti dell’obiettivo per modificare la propria azione.

Un gruppo, soprattutto quando è grande, deve avere canali di comunicazione usati da tutti i loro membri, divisione del lavoro accettata da tutti, e un’autorità di coordinamento-controllo, da tutti riconosciuta. L’assenza di uno dei citati fattori inficia l’azione del singolo e del gruppo.
Un problema mette in difficoltà, obbliga a cambiare, ma al contempo è opportunità per cambiare. Problema chiama diversità di interpretazione e di soluzione. La diversità è una fonte di energia sociale poderosa. Gestita bene – ovvero confronto argomentato delle proposte a sostegno delle varie tesi – consente di trovare la soluzione adeguata. La diversità quale risorsa consente l’unità d’azione nel rispetto delle differenze.   

Applicate all’emergenza climatica e sociale suddette condizioni rinviano più che mai a sistemi politici di democrazia deliberativa – piuttosto che a quelli di democrazia rappresentativa – capaci di creare uno spazio pubblico di confronto (fra percezioni, analisi, principi, criteri, proposte e soprattutto di argomentazioni) condizione necessaria per trovare un accordo riconosciuto e applicato da tutti i cittadini considerati uguali in diritto e responsabili.

 

Pubblicato in AREA,  21 ottobre 2021

 
Leggi altri articoli su AREA di Ferruccio D'Ambrogio

 

domenica 26 settembre 2021

Di libertà individuale e democrazia

Le misure per fronteggiare la pandemia, il rifiuto di vaccinarsi hanno radicalizzato due fronti opposti: scatenando tensioni e minando la coesione sociale. Il “Noi” quasi euforico della prima fase pandemica (ricordate gli applausi per il personale sanitario?), l’“uniti, malgrado le differenze” che lasciava trasparire una certa consapevolezza e la voglia di «voltare pagina» con propositi di realizzare un'altra società sono svaniti quasi nel nulla all'insorgere della seconda fase, caratterizzata da «si salvi chi può», l’”Io in primis”, il ripiegamento su sé stessi, con comportamenti egoistici, taluni quasi “bestiali”. I contrari alle misure si appellano al principio di libertà contemplato dalla Costituzione. Che fare per ritrovare coesione, unità d'intenti nel rispetto delle differenze?

Per rispondere occorre risalire alla genesi degli eventi, identificare e comprenderne le dinamiche sottese alla società moderna che evolve rapidamente, e ha raggiunto un livello di performance mai conosciuto finora, reso possibile dal vertiginoso sviluppo di conoscenze scientifiche, tecnologia, forze produttive e della globalizzazione. Tale sviluppo ha necessitato – di decisioni normative, rapide quindi di forme di governo sempre più verticistiche, tecnocratiche e/o autoritarie. Le conseguenze, oltre ai disagi generati dalla “pressione normativa” a conformarsi, un calo di implicazione e partecipazione alla vita «politica» (vedi assenteismo dilagante) anche laddove vige una lunga pratica di democrazia diretta come quella Elvetica.

Occorre anche precisare il significato di libertà (e di agire in libertà) invocata da molti. “I reticenti (a vaccinarsi)- scrive Andrea Ghiringhelli La Regione 2 settembre- rivendicano la libertà, ma è una libertà, la loro, che nega i fondamenti stessi su cui si regge: la responsabilità collettiva e il dovere della solidarietà. Benedetto Croce l’ha chiarito: la libertà al singolare esiste soltanto nelle libertàal plurale”. Ovvero la rivendicazione di “libertà ” di agire non deve far dimenticare che quali esseri umani esistiamo solo perché vi sono altre persone. Quale comunità, come qualsiasi gruppo, funzioniamo secondo regole e convenzioni, definite e formalizzate (le leggi), altre invece inconsce e/o informali (consuetudine, tradizioni).

Lo stesso Croce precisa che «Azione libera è quella che il nostro spirito crea perché non potrebbe crearne altra, l’azione conforme all’esser nostro nella situazione determinata, la soluzione del problema che il passato ci ha preparato ma che noi poniamo e risolviamo». Ovvero non siamo liberi di fare e decidere come ci pare, bensì liberi di contribuire a risolvere un problema portando un contributo utile.

Superare democraticamente una situazione di crisi (da quella pandemica a quella climatica) in uno spirito di unità d'intenti significa realizzare almeno 3 condizioni: a)”volontà di voler comprendere la tesi della controparte in contraddizione con la propria(antinomia); b)adottare forme istituzionali di pubblico confronto, che agevolino l’“azione libera” indicata da Croce ; 3) un accordo deliberato, riconosciuto ed applicato da tutti i cittadini senza coercizione. Per i paesi che si vogliono democratici si chiama democrazia deliberativa.


Pubblica in La Regione, 25 settembre 2021