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lunedì 19 ottobre 2020

Comparto Tilo Minusio: sdoganare l’inadempienza?

 

Il Consiglio Comunale di Minusio è chiamato ad esprimersi su un credito di Fr 310000 chiesto dal Municipio per "l'allestimento di un modello tecnico di fattibilità, di un «mandato di studio parallelo(MSP) e della relativa variante di Piano regolatore riguardante una nuova pianificazione del comparto Remorino in prossimità della prevista nuova fermata Tilo». Parrebbe che a prescindere dalla richiesta che «la variante di PR dovrà essere oggetto di un specifico messaggio municipale» formulata dalla Commissione edilizia, il Municipio riceverà il consenso a procedere.

Ma sarebbe come fare il conto senza l'oste. Intanto l'ingiustificabile fuori tempo massimo nell'adeguare il PR. A tutt'oggi nemmeno il primo passo della formale procedura ordinaria è stato concluso: benché sollecitato ripetutamente per scritto già a fine 2014 da AQR e COSANUMI due associazioni locali, che avvevano pure chiesto misure di salvaguardia della pianificazione. Il contrario di Bellinzona che al cospetto della fermata Tilo nel comparto di Piazza Indipendenza, ha concluso la procedura formale nel 2019 come a scadenzario previsto. Ma ciò che colpisce maggiormente é l'assenza nel MM di qualsiasi riferimento alla misura CmP3, contenuta nel Programma d'agglomerato di seconda generazione del Locarnese (PALoc2) che illustra obiettivi, contenuti e misure della fermata Nodo Tilo di Minusio. Documento elaborato tra il 2010 e 2011, approvato con relativo credito, dal parlamento federale nel febbraio 2014. CmP3 è stata fatta propria dal Piano direttore cantonale, quindi vincolante per il comune Oltre alla fermata Tilo e le misure di mobilità associate all›accesso alla fermata (TP e traffico lento) CmP3 prevede un comparto per lo sviluppo centripeto adiacente alla fermata. Un comparto, rappresentato graficamente, situato in zona centrale: un quadrilatero di ca. 20 ettari, compreso tra linea FFS- Nucleo Rivapiana, Via Motta, Via S. Gottardo e Via Remorino. I contenuti: «residenze di qualitàcon misure di densificazione urbana, a cui si affianca una strategia di promozione dell’alloggio primario a prezzi accessibili per i residenti, luoghi d’aggregazione (piazze, spazi liberi o parchi)che contribuiscono all’aumento della qualitàurbanistica e dell’attrattiva del comparto». 

Pur citando Paloc il MM ignora CmP3, a cui sono vincolati i crediti federali che saranno versati a opera conclusa e dopo valutazione.
Il MM prendendo spunto dalla mozione Guscetti presentata nel novembre 2011 (quindi a stesura del rapporto PALoc2 ultimata), richiedente il riassesto del quartiere Remorino, e facendo notare che ivi sarà localizzata la fermata, indica tale quartiere quale Comparto di densificazione, su cui ha realizzato lo studio di fattibilità annesso al MM. Ora vi è che il comparto Remorino è incomparabile con quello di CmP3: sia per localizzazione (non è in zona centrale tra linea ferroviaria e Via San Gottardo, bensì tra Via Simen e lago), sia per superficie (nemmeno un quarto). Pur non essendo tenuto a seguire al cm il perimetro di CmP3,il Municipio non può prendersi la licenza discostarsi radicalmente come invece fa.
 

Difficile per il Consigliere comunale, non addentro alla questione districarsi in tale marasma. Soprattutto a fronte di un Messaggio municipale infarcito di informazioni, ma carente e fuorviante a livello di istoriato sul Nodo ferroviario Tilo di Minusio, sulle misure riconosciute dalla Confederazione riguardanti tale nodo (omissioni volute per celare la sua inadempienza rispetto ai termini e contenuti previsti da PALoc2 - CmP3? 

I buoi sono quasi fuori dalla stalla, tuttavia il CC ha la possibilità (dovere?) di correggere il tiro riguardo il comparto Tilo (localizzazione ampiezza), evitando di sdoganare manchevolezze ed inadempienze dell'esecutivo.

 

Pubbblicato in La Regione, 13 ottobre 2020, Link

sabato 12 settembre 2020

Tram-treno luganese: Opposizione e stato di diritto

 

L’estate continua, alternando giornate afose frammiste ad eventi climatici “fuori norma”. A risvegliare dal torpore collettivo ci ha pensato il ministro Zali che nell’intervista pubblicata da La Regione, il 28 luglio, se la prende con ATA, STAN e Associazione dei Cittadini per il territorio del Luganese ree di avere inoltrato opposizione avverso i “piani della Rete Tram-Treno del Luganese” presentati dall'Ufficio federale dei trasporti. Il CdS Zali taccia le 3 associazioni di “Besserwisser e Neinsager” che con loro azione contro il “progetto avveniristico che vuole sgravare il traffico veicolare e migliorare la qualità di vita “ rischiano di “far perdere ancora anni”. ”Nei toni ha esagerato, ma sulla sostanza ha ragione al 100%” scrive il dir Pontiggia nel suo editoriale del 4 agosto. Conciliatrice la presa di posizione scritta dei 7 sindaci di Lugano, Bioggio, Manno, Agno, Caslano, Magliaso e Ponte Tresa. Per i quali “è comprensibile” che vi siano state opposizioni ed “è con serenità che vanno affrontate”. Potremmo chiudere qui, e voltar pagina considerando la sfuriata e le esternazioni del Ministro un'infelice sortita: l'opposizione seguirà comunque il suo iter a Berna. Tuttavia sarebbe dimenticare che l'On Zali non è un semplice cittadino, ma membro del governo che deve agire in conformità delle leggi. “Sparare ad alto zero”, come egli fa, denigrando pubblicamente le associazioni che agiscono in virtù della legge è inammissibile.

Il CdS Zali ha un pedigree notevole: giudice al Tribunale d’appello e al tribunale penale; non è quindi uno sprovveduto. Egli sa che l'opposizione è un'istituzione fondamentale voluta ed inserita nelle leggi “poiché l'opposizione si instaura nello stadio formativo della decisione “ trattasi di un “diritto di esser udito” (Scolari, Diritto amministrativo, vol.1, nota 314, pag 180). Detto altrimenti l'opposizione è l'istituzione che consente di recuperare elementi fondamentali non considerati, omessi dal progetto. Quindi, oltre a saper e voler ascoltare il parere delle associazioni e coinvolgerle attivamente durante la fase di elaborazione - come del resto auspicato dalla Commissione Gestione e finanze nel rapporto del giugno 2019-  occorre altresì accogliere positivamente la loro opposizione di fronte ad un atto formale (domanda costruzione, o come nel caso in questione di approvazione di piani). Il Ministro sa anche che nel timing di qualsiasi progetto - soprattutto se vasto come quello in questione- occorre tener conto delle possibili opposizioni, programmando il tempo necessario per affrontarle.

I ricorsi delle associazioni fanno perdere tempo e sono inutili? Fallace! Nel 2019 sui 67 ricorsi presentati dalle Associazioni abilitate a livello nazionale solo il 19,4% è stato respinto o non v'è stata entrata in materia. Prova che le argomentazioni delle associazioni consentono di correggere sviste, errori, manchevolezze! Comprendo lo sconforto del ministro, tuttavia egli deve prendere atto che qualcosa non ha funzionato nella conduzione del progetto da parte del suo dipartimento, e non scaricarle sulle tre associazioni, che si sforzano di contribuire attivamente: basta leggere le 37 pagine, oltre gli allegati, dell'opposizione! L'esempio viene dall'alto. Il rispetto delle idee dell'altro (collega, politico, cittadino) è il fulcro dell'agire democratico; un principio fondamentale per ogni politico. Un principio guida per il governante che deve inoltre e anche ossequiare l'applicazione delle leggi scritte al fine di garantire lo stato di diritto (non solamente in senso formale ma anche materiale). Ignorarlo significa scivolare verso comportamenti da ministro delle cosiddette repubbliche delle banane. Non è certo quanto il cittadino auspica! 

 

Pubblicato in Corriere del Ticino, 3 settembre 2020

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sabato 16 novembre 2019

Tilo a Minusio: la strategia del salame


Nel 2021 a Minusio, poco distante dal lago, entrerà in funzione la fermata ferrovia- ria Tilo.
Studiata architettonicamente per inserirsi armoniosamente in un contesto paesag- gistico unico, essa sarà un nuovo nodo intermodale connesso alle linee di bus urba- no che consentirà di aumentare e
fficienza, accorciare i tempi di viaggio ed infine diminuire il traffico veicolare individuale all’interno del Comune. Ma non è tutto: nel vasto quadrilatero (ca. 16 ettari) adiacente alla fermata, compreso tra linea Ffs- Nucleo Rivapiana, Via Motta, Via S. Gottardo e Via Remorino, sarà promosso lo svi- luppo centripeto con riqualificazione urbana: residenze di qualità, a cui si affianca una strategia di promozione dell’alloggio primario a prezzi accessibili per i resi- denti, e la creazione di luoghi d’aggregazione (piazze, spazi liberi o parchi) che contribuiscono all’aumento della qualità e all’attrattiva del comparto.
Non è un sogno! È quanto prescrive la misura CmP3 relativa al Nodo ferroviario Tilo di Minusio contenuta nel Programma d’agglomerazione di seconda generazione del Locarnese (PALoc2) approvato, con relativo credito, dal parlamento federale nel 2014. Berna finanzierà il 40% delle opere per la fermata, ma a condizione che siano realizzate anche le indissociabili misure di riqualificazione urbana.
Le Ffs eseguiranno le opere strutturali: posa binari ed edificazione della fermata Al Comune spetta invece il compito di adeguare il Piano regolatore (Pr) essendo quello in vigore non adeguato. Il calendario di PALoc2 prevedeva l’entrata in servizio per fine 2019. Il Comune dovrebbe quindi già disporre del Pr aggiornato.
Ed è qui che casca l’asino (tra l’altro simbolo del Comune). A fine settembre 2019 l’iter di aggiornamento era in alto mare! Grave perché il compimento dell’iter non si fa in quattro e quattr’otto, anzi! Secondo la procedura ordinaria il Municipio de- ve: a) allestire il Piano d’indirizzo che b) sottopone al Dipartimento per esame pre- liminare, ricevuto il quale c) organizza l’informazione dei cittadini raccogliendo le osservazioni, per poi d) redigere il Messaggio per il Cc affinché adotti la modifica, indi e) pubblicare la decisione del Cc contro il cui contenuto è dato ricorso al Consi- glio di Stato, il quale f) esamina atti e ricorsi, approva tutto o in parte il Pr; oppure nega l’approvazione, infine f) contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricor- so al Tribunale cantonale amministrativo.
Il Municipio ha nicchiato, contrariamente a quello di Bellinzona che confrontato con una questione analoga, fermata Tilo del comparto Piazza Indipendenza, ha im- mediatamente avviato i lavori di aggiornamento concludendoli. Il Municipio minusiense ha pure snobbato le ripetute sollecitazioni scritte di procedere all’aggiorna- mento inoltrate da due Associazioni comunali (Quartiere Rivapiana e Salvaguardia Nuclei), e oltretutto non si è premurato di salvaguardare la pianificazione futura mediante una Zona di pianificazione, rifiutando un suggerimento in tal senso sot- topostogli nel 2014 dalle suddette associazioni.
Parrebbe che voglia farlo ora. Intanto, anno dopo anno, secondo la “strategia del salame”, nel comparto Nodo Tilo si è andati avanti a edificare in barba ai vincoli in- dissociabili di PALoc2 e del Piano direttore, che per detta fermata prescrive di “in- centivare l’uso delle riserve edificatorie per promuovere lo sviluppo centripeto; in- sediare strutture pubbliche; incrementare la qualità dell’edificato e degli spazi pub- blici mediante progetti urbanistici”. L’aggiornamento del Pr arriverà quando i buoi sono fuori dalla stalla. Un eccellente esempio d’inadempienza municipale e di as- senza di controllo da parte dell’autorità superiore che, oltretutto, può costare la perdita del finanziamento federale. 

Apparso su La Regione, 30 ottobre 2019
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venerdì 3 maggio 2019

19 maggio un voto per il futuro del Ticino



Perché approvare l’iniziativa, perché non seguire invece Governo e Parlamento che la considerano superata? Leggendo la documentazione accompagna il materiale di voto risulta difficile per il cittadino
ritrovare il filo della lunga e complessa vicenda che ha suscitato
emozione, solidarietà e mobilitazione; difficile capire perché coloro che nel 2013 festeggiarono all’unisono la firma della Convenzione per il
“Centro di competenza in materia di mobilità sostenibile e ferroviaria presso le Officine FFS di Bellinzona”(CdC), oggidì si trovano su due campi opposti. Per comprendere occorre partire dalla Dichiarazione d'intenti (DI), elaborata in stretto riserbo dal triunvirato FFS, CdS e Municipio, da loro sottoscritta e presentata nel dicembre 2017. La DI rappresenta un voltafaccia-dietrofront rispetto al CdC: ridà totale autonomia di azione alle FFS, anche riguardo il “Nuovissimo impianto industriale”, sui cui contenuti e attività, Cantone e Città non hanno nulla da dire, pur finanziandolo con 120 milioni a fondo perso. Mentre le FFS hanno voce in capitolo sulla pianificazione del sedime delle attuali officine, metà del quale ritornerà in possesso della Turrita, ma su cui non potrà edificare centri commerciali come precisato nella DI. Infine la DI non affronta la regolamentazione (mediante contratto) degli impegni delle FFS previsti

dalla Convenzione CdC, finora disattesi e che arrischiano l’oblio. L'iniziativa consente di completare e correggere in forma costruttiva quanto deciso dal parlamento: non blocca la costruzione del nuovo stabilimento, non intralcia quanto ivi previsto, ma incarica il CdS di negoziare con le FFS la l’ampliamento delle attività: sola garanzia questa per poter mantenere nel lungo periodo competenze, qualifiche e lavoro. In caso di accettazione il CdS è chiamato a condurre trattative con le FFS per svolgere attività che le stesse hanno deciso di dismettere: leggi manutenzione settore merci (che ha perso il 70% da quando le OBe sono passate sotto la divisione viaggiatori); ma anche per ampliare il ventaglio di attività di manutenzione aggiungendo quelle indicate nella Convenzione CdC: composizioni merci, ricerca e sviluppo e produzione, acquisizione di mercati, che sono stati esclusi.
Ciò presuppone un altro ruolo Stato che non può limitarsi a “
definire condizioni quadro adeguate affinché le aziende possano svolgere efficacemente la propria attività”- come sta scritto nell'argomentazioni di Governo e Parlamento. Al contrario quale ente pubblico moderno lo Stato deve essere proattivo, ovvero: anticipare, promuovere e, nei settori strategici, partecipare direttamente a società. La realtà svizzera e ticinese lo dimostra: le stesse FFS create per volontà popolare nel 1892, diventate SA solo nel 1998, con azionista unico la Confederazione. L’AET in Ticino, creata nel 1958, è un’azienda pubblica che produce, commercia energia elettrica. Nel caso specifico dell’iniziativa la forma giuridica più adeguata sarebbe la società mista(vedi esempio Ferrovie retiche, con capitale di Cantone, Confederazione, comuni e privati). E anche se lo Stato non ha esperienza nel settore ferroviario, vi sono persone con competenze di punta nel settore, basta cercarle. Persone che sarebbero in grado di valutare “le eventuali “incognite finanziarie e rischi di deficit” paventati dagli oppositori. Affermare che è ”operazione problematica perché le FFS non saranno disposte a partecipare alla sua concretizzazione” dimostra la poca chiarezza di principi, nonché una fastidiosa e perdurante sudditanza che porta ad anticipare l’esito della negoziazione prima ancora di svolgerla! La negoziazione è possibile perché le FFS devono avere un centro per la manutenzione a sud del Gottardo, il suo trasferimento oltralpe toglierebbe le già scarse tracce destinate ai convogli passeggeri e merci.
Il treno del futuro è un SI all'iniziativa, il NO è di coloro che aspetteranno invano il treno sul binario morto.


Apparso su Corriere del Ticine, 2 maggio 2019
Link CdT  

martedì 5 febbraio 2019

Nuove officine: un altro chèque in bianco

Non condivido la “viva soddisfazione” e l’ottimismo espressi dopo la decisione del GC sul futuro delle officine. Essa sancisce un dietrofront rispetto allo scenario “Centro di competenza nel settore della mobilità sostenibile e ferroviaria” (CdC) scelto nel 2010 dal governo, concretizzato nel 2013 con la Convenzione sottoscritta da tutti gli attori(fra cui FFS, governo, rappresentanti sindacali e  maestranze OBE).  Convenzione che finalmente dotava il Cantone di una visione chiara in materia di sviluppo nel settore dei trasporti ferroviari,  assegnando alle FFS un ruolo centrale “Il CdC – si legge nella Convenzione- è un sistema a rete formato dai diversi attori operanti nell'ambito della mobilità ferroviaria sul territorio ticinese.... Il fulcro del Centro di competenza sono le Officine FFS di Bellinzona che rappresentano la realtà che ha contribuito alla creazione di questo studio e progetto”.
Stupisce la superficialità del parlamento che non ha saputo (voluto?) leggere i dettagli del dossier. Facendolo avrebbe colto che la Risoluzione governativa- stilata sulla base della Dichiarazione d’intenti (DI) elaborata e sottoscritta nel dicembre 2017 da FFS, CdS e Municipio, senza consultare i partner sociali:

a)  non era in sintonia con la strategia CdC e relativa Convenzione,
b)  invalida tutti gli accordi e obblighi precedenti tra le parti, quindi quelli delle FFS verso la Convenzione.
Quello votato è un deal sconcertante, a senso unico con le FFS vincenti (riacquistano tutta la libertà e autonomia che avevano prima dello sciopero 2008, svincolate dagli impegni, intascano 120 milioni (100 del Cantone e 20 della città) per finanziare il “ modernissimo stabilimento industriale” su cui il Cantone non ha voce in capitolo.
Mentre il Ticino (non le maestranze) è perdente: ai “piedi della scala” dopo 10 anni di sforzi per concordare una scelta condivisa. L’ingenuità del CdS è stata di credere e far credere che la sua missione fosse conclusa con la firma della Convenzione e la creazione dell’omonima Fondazione, mentre era solo la prima tappa del percorso, a cui doveva seguire quella operativa del come realizzarla. Era compito e tutto interesse del Cantone agire sin dalla firma della Convenzione per riunire tutti gli elementi utili e necessari  per la riuscita.

Il CdS non ha saputo prendere esempio dal Canton Neuchâtel che ai tempi della crisi degli anni 80 volle e, con sostegno della Confederazione, ottenne il CSEM (Centre suisse d'électronique et de microtechnique) che diede impulso e rilanciò un settore industriale tecnologicamente superato.  Oggi il CSEM fa parte del “Parco Svizzero dell’innovazione”, il cui scopo è la leadership della Svizzera nel campo dell’innovazione e assicura la competitività del Paese. Conta due sedi principali nelle vicinanze dei politecnici federali di Zurigo e Losanna e di tre reti regionali situate nel Cantone di Argovia, nella Svizzera nordoccidentale e a Bienne. Portare a sud delle Alpi la quarta rete regionale,  creando un Centro di competenza nazionale incentrato su innovazione e mobilità ferroviaria era la carta su cui il Cantone doveva puntare e che poteva offrire alle FFS per indurla ad impegnarsi; ne avrebbero tratto vantaggio, per le loro attività comprese quelle di consulenza e progettazione ferroviaria all’estero.

Invece il Governo, ha nicchiato ed è ricaduto nelle consuete abitudini: d’un canto roboanti e dichiarazioni, e dall’altro incapacità di tradurle in una strategia di sviluppo conducendola a termine. La mentalità della dipendenza basata sulla “rendita” affidandosi agli intermediari di turno(vedi Greater Zurich Area )e concessioni a terzi continua a colonizzare le menti.

La decisione parlamentare libera le FFS da ogni vincolo, affidandosi alla loro buona volontà. La vaghezza e la trasparenza riguardanti le attività previste nel nuovo stabilimento (manutenzione di composizioni di treni passeggeri), non sono un buon segnale. Se poi aggiungiamo che sempre più le aziende costruttrici di treni offrono anche servizi di manutenzione sostanziale, v’è serio rischio che in Ticino rimanga una manutenzione leggera, di poco contenuto tecnologico e a bassa qualifica. E questo sarebbe: l’accordo Win-Win?  “il treno che passa ogni 30 anni che bisogna assolutamente prendere”?, “l’opportunità eccezionale da non sciupare”? A me pare soprattutto uno chèque in bianco, con un bonus extra di 120 milioni offerto dal Cantone alle FFS in cambio di vaghe promesse! A futura memoria.

Apparso du Corriere del Ticino del  5 febbraio 2019 

domenica 20 gennaio 2019


Nuovo stabilimento industriale FFS per la manutenzione del materiale rotabile

3 Domande inviate ai parlamentari  per decidere con coerenza e responsabilità


1. Il GC è chiamato a decidere sul Messaggio 7548 del CdS  concernente la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale d’avanguardia FFS per la manutenzione del materiale rotabile e l’acquisizione di parte dell’area occupata dallo stabilimento esistente;

2. Il messaggio governativo dovrebbe essere in sintonia con le dichiarazioni e decisioni prese in passato dal CdS a favore dello sviluppo industriale nel settore dei trasporti ferroviari e di posti di lavoro qualificati  in Ticino.

3. A seguito estratti di Dichiarazioni  e decisioni del CdS
a)    Rapporto del Consiglio di Stato (87345 del  5.7.2017 ) sulla mozione del 12 ottobre 2015  presentata da Matteo Pronzini e cofirmatari “Centro di competenza Officine di Bellinzona: le FFS rispettano gli accordi sottoscritti?” (estratti)

“Con i partner sociali e il Cantone le FFS intendono sostenere un dialogo costruttivo, aperto e cooperativo sulle Officine di Bellinzona. Anche in futuro le FFS continueranno a informare tempestivamente e con la massima trasparenza riguardo agli sviluppi e a cercare una dialogo.”[1]

Posizione del Consiglio di Stato (pag 4)
Il Consiglio di Stato si è da sempre battuto a favore delle Officine di Bellinzona e dei posti di lavoro industriali e non intende farsi partecipe di un eventuale declino programmato o smantellamento di questo stabilimento industriale d’importanza strategica per il Cantone. Esso intende prestare la massima attenzione innanzitutto alla salvaguardia dei posti di lavoro, incoraggiando le FFS a sviluppare le attività e assicurare uno sviluppo d’area in linea con gli obiettivi di sviluppo economico e territoriale cantonali, tenendo presenti anche le vocazioni e le aspettative espresse dal territorio.
Conclusioni (pag 5)
Il Consiglio di Stato reputa che i passi intrapresi nel periodo intercorso dall’inoltro della mozione siano quelli più idonei per garantire, da un lato, la salvaguardia dei volumi di lavoro presso le Officine nei prossimi anni e, d’altro lato, lo sviluppo sostenibile a lungo termine dei posti industriali offerti dalle FFS nel nostro Cantone: posti di lavoro che dovranno anche tenere conto dell’evoluzione in atto nell’ambito delle tecnologie ferroviarie e delle relative conseguenze a livello di tipologie di attività e professioni.
… gli avanzamenti nella scienza e nella tecnica dei materiali porteranno a una serie di innovazioni nel campo delle infrastrutture e dei mezzi di trasporto, e in particolare del materiale rotabile, con un occhio di riguardo all’efficienza energetica e agli impatti ambientali.
Il Ticino, con AlpTransit, sta anche vivendo una mobilità sempre più integrata, con opportunità supplementari di lavoro che potrebbero spaziare lungo tutta la catena del valore del bene “mobilità”. In questo contesto, il Centro di competenza potrebbe assumere un ruolo accresciuto.
Il Consiglio di Stato auspica quindi di poter continuare, assieme a tutte le parti interessate, sulla strada tracciata del dialogo costruttivo. In altre parole, si tratta di unire le forze per creare le basi per le Officine del futuro, allo scopo di permettere a quest’ultime di cogliere le nuove opportunità e di affrontare al meglio le sfide collegate ai mutamenti del contesto nel quale s’inserisce l’attività produttiva e di servizio oggi svolta a Bellinzona.

b)    Convenzione del 2013 (estratti)
I firmatari di questa convenzione intendono promuovere la realizzazione di un Centro di competenza (di seguito CdC) nel settore della mobilità sostenibile e ferroviaria presso le Officine FFS di Bellinzona come descritto nell'allegato studio di fattibilità tecnico-economico del 17 aprile 2013. (pag 1)

Citazione studio fattibilità  BDO:  Il progetto di un Centro di competenza nasce con l'obiettivo di costituire una piattaforma modulare nella quale confluiscano tutte le competenze presenti sul territorio regionale e nazionale al fine di incentivare e favorire lo sviluppo di progetti innovativi…. Si concretizza formalmente in un sistema a rete formato dai diversi attori operanti nell'ambito della mobilità ferroviaria sul territorio ticinese…. Il fulcro del Centro di competenza sono le Officine FFS di Bellinzona che rappresentano la realtà che ha contribuito alla creazione di questo studio e progetto. Il Centro di competenza però non deve essere ricondotto unicamente alle Officine FFS: esse costituiscono un attore centrale ed importante per il funzionamento, ma non unico.
Offerta:
1)             manutenzione e dell'ammodernamento del materiale rotabile e delle infrastrutture ferroviarie. Tramite una differenziazione di contratti di manutenzione e revisione si possono realizzare dei servizi su misura in base alle necessità di ogni singolo cliente. La manutenzione non è da intendere unicamente legata alle locomotive, carri merci (standard e speciali), ma anche alle componenti ferroviarie e ad altri prodotti industriali (diversificazione).
2)             secondo settore di attività concerne l'ingegneria ferroviaria
3)             terzo settore di attività che potrebbe essere sviluppato è legato all'offerta di servizi
…. Affinché l'offerta di queste attività possa svilupparsi è inevitabile un contatto diretto e una stretta collaborazione con le attività delle Officine FFS di Bellinzona

Impegno FFS (Convenzione page 2)

Le FFS assicureranno alle Officine FFS di Bellinzona volumi analoghi a quelli attuali per i prossimi anni e si impegnano all'attuazione di una strategia chiara per la stabilizzazione e per un suo sviluppo sostenibile anche a medio - lungo termine. Le FFS provvederanno ai necessari adeguamenti dell'organizzazione delle Officine FFS di Bellinzona con lo scopo di assicurare a quest'ultime un'attività di successo sul mercato anche a lungo termine.
Dai progetti del CdC dovrebbero scaturire ulteriori impulsi per le Officine per il periodo dopo il 2016. Le FFS si impegnano, analogamente agli altri partner del CdC, a trasmettere al CdC progetti in questo senso.
Le FFS sono coscienti dei cambiamenti necessari alle Officine di Bellinzona per potersi sviluppare tramite gli impulsi dati dal CdC e a tale scopo si impegnano ad adeguare la struttura organizzativa e infrastrutturale nonché ad aumentare l'autonomia organizzativa, operativa e finanziaria delle Officine di Bellinzona.
Nella fase di avviamento del CdC, le FFS mettono a disposizione gratuitamente nell'area occupata dalle Officine di Bellinzona, gli spazi necessari per il CdC, senza che questo vada a discapito delle attività produttive e dei volumi occupazionali. Successivamente dovrà essere avviato un progetto per una sede definitiva del CdC nel quadro di una pianificazione dell'utilizzazione di tutto il sedime delle Officine FFS di Bellinzona.
Questi punti saranno oggetto di una dichiarazione d'intenti delle FFS che è parte integrante della presente Convenzione.
 La definizione e il finanziamento, in funzione dei reciproci interessi, della parte formativa dovrà essere oggetto di un accordo separato tra Cantone e FFS. Le FFS si impegnano a sostenere finanziariamente, analogamente agli altri partner del CdC, le attività di ricerca e formazione.
Le FFS hanno diritto ad un rappresentante nel Consiglio di Fondazione.


Tre domande
Sulla scorta di quanto sopra puoi affermare che quanto formulato nel messaggio governativo assicurerà :
a)     la salvaguardia dei volumi di lavoro presso le Officine nei prossimi anni?
b)     lo sviluppo sostenibile a lungo termine dei posti industriali nel nostro Cantone offerti dalle FFS che tengano conto dell’evoluzione in atto nell’ambito delle tecnologie ferroviarie e delle relative conseguenze a livello di tipologie di attività e professioni?
c)     lo sviluppo e il potenziamento del centro di competenza con la partecipazione delle FFS secondo la Convenzione del 2013?


[1] (NB: …..Durante il 2017 Cantone e FFS e Comune stavano mettendo a punto la Dichiarazione d’intenti firmata l’11 dicembre 2017 alla cui stesura i partner sociali non sono stati resi partecipi.

venerdì 19 ottobre 2018

Le questioni centrali nel dibattito sulle Officine

La vicenda delle Officine di Bellinzona che tiene banco da oltre 10 anni è giunta a un tornante decisivo: il parlamento cantonale è chiamato a decidere sul messaggio governativo richiedente il versamento di 120 milioni alle Ffs “per favorire la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale d’avanguardia Ffs per la manutenzione del materiale rotabile e l’acquisizione di parte dell’area occupata dallo stabilimento esistente”. Il Governo propone scrupolosamente quanto contenuto nella Dichiarazione d’intenti (Di) elaborata in stretto riserbo e sottoscritta dal triumvirato Ffs, Cantone e Municipio nel dicembre 2017, ignorando le aspre critiche formulate a quell’epoca. La Commissione della gestione si trova fra le mani una “patata bollente” perché la Di riporta tutti alla “casella di partenza” del 2008, annullando tutto quanto concordato in precedenza, in primis la Convenzione del 12 novembre 2013, unico accordo comune sottoscritto da 10 partner tra cui Cantone, Ffs, rappresentanti delle maestranze e sindacali, nella quale è siglata la creazione della “Fondazione Centro di competenza mobilità sostenibile e ferroviaria”(Cdc). Accogliendo il messaggio le Ffs riacquisterebbero piena autonomia di azione, mentre Convenzione e Cdc pietra angolare di un’azione concertata, escono di scena, lasciati all’iniziativa del Cantone e Città, con le Ffs alla finestra.

Oltre a tali aspetti vi sono questioni di fondo sottaciute relative a “principi e regole” del sistema socio-politico-economico. Nello specifico dello sviluppo aziendale, almeno due, da citare; la “sostenibilità”: il progetto aziendale assicura nuovi prodotti e servizi per garantire un futuro duraturo in Ticino? La seconda è la “responsabilità sociale dell’impresa”: il progetto è attento a lungo termine alle esigenze di lavoratori e territorio ticinese? Questioni centrali in una fase storica in cui l’impalcatura di suddetto sistema scricchiola e risulta inadeguata di fronte alle ondate di distruzione-creatrice del capitalismo che comportano scelte aziendali che generano grandi sconvolgimenti nell’organizzazione del lavoro: tagli, delocalizzazioni. Scelte che singole persone e comunità subiscono, sovente senza avere alternative. In passato i nostri governanti si sono mostrati entusiasti sostenitori di grandi progetti, tra cui quelli delle regie federali (nel frattempo diventate Sa), ma purtroppo anche acritici, vaghi assai o poco inclini a precisare per scritto obiettivi, condizioni e vincoli, men che meno le citate sostenibilità e responsabilità. Per anni ne hanno tratto profitto, le varie e successive riorganizzazioni (militari) e ristrutturazioni societarie e organizzative del lavoro (Poste, Swisscom, Ffs) hanno provocato scomparsa o delocalizzazione di attività; e con esse se ne sono andati centinaia di posti di lavoro. Con AlpTransit stesso “refrain”: nulla fu seriamente concordato tra Governo e Ffs riguardo le attività future nel Cantone: solo intenzioni e vaghe promesse. Un’ingenuità pesante di ripercussioni. Il Messaggio al vaglio del Parlamento ripropone lo stesso Leitmotiv del “laissez faire-laissez aller” applicato in passato, con una sconcertante incapacità di chiarire cosa si vuole e a quali condizioni.

Per uscire dalla “palude” e decidere con cognizione di causa, converrà che i rappresentanti del sovrano sappiano agire con metodo, partendo dall’unico accordo tra tutte le parti: la suddetta Convenzione. Ciò consentirà loro di verificare se quanto ivi auspicato si ritrova nel progetto governativo, decidendo cosa fare qualora vi fosse discordanza. Centrale sarà la scelta dei criteri per valutare il progetto stesso, fra cui quelli relativi a sostenibilità e responsabilità sociale, affinché non restino un optional.

Apparso su Area, 

mercoledì 3 ottobre 2018

Officine Bellinzona: Una scelta con cognizione di causa?


Filtrano informazioni sui lavori della Commissione gestione del GC circa il Messaggio M7548 del giugno 2018; oggetto: la richiesta del credito di 100 milioni e il versamento di 120 milioni alle FFS per “per favorire la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale d’avanguardia FFS per la manutenzione del materiale rotabile e per l’acquisizione di parte dell’area occupata dallo stabilimento esistente”.
La Commissione ha avviato le prime audizioni, dapprima con i rappresentanti delle maestranze delle officine che avevano manifestato il loro totale dissenso verso la Dichiarazione d’intenti (DI) sottoscritta da FFS-Governo e Municipio, nel dicembre scorso; poi con i rappresentanti dei comuni della bassa Leventina che rivendicano la localizzazione della futuro stabilimento sui terreni ex Monteforno. E ultimamente con quelli dell’Unione dei contadini che critica aspramente la scelta si Arbedo per “la perdita di “superfici fertili” che riducono “il potenziale ecologico della vallata, modificando il paesaggio
La Commissione dimostra di voler utilizzare l’autonomia di cui dispone per legge, per approfondire la conoscenza del complesso dossier Officine. È un segnale positivo. Compito non facilitato da uno striminzito messaggio (20 paginette che valgono 6 milioni l’una ) in cui la complessa vicenda Officine che va dal 2008 al gennaio 2018, è riassunta in poche righe. Per il CdS vale unicamente quanto è stato sottoscritto nella DI.

Ovvero in pillole: 
- i due progetti (Nuovo stabilimento e Mandato di studio per la pianificazione dell’area attuale delle officine- OBe) si svolgono in parallelo, coordinati nella tempistica da una direzione. 
- Il Nuovo stabilimento industriale (contenuti e luogo) è di stretta e mera competenza delle FFS (cantone e comuni non hanno voce in capitolo). 
La pianificazione dell’area delle attuali OBe è invece decisa all’unanimità da un gruppo misto in cui le FFS sono rappresentate. 
d) Il Ticino versa 120 milioni ricevendo in cambio 45mila mq di superficie delle attuali OBe su cui si prevede la realizzazione del Parco tecnologico (15mila mq) di competenza del Cantone e città, mentre sui rimanenti 30milamq la realizzazione di insediamenti “abitativi, di servizio, culturali, amministrativi e commerciali di prossimità”. Si noti la definizione di prossimità: le FFS si sono assicurate, sta scritto nella DI, il solo diritto di creare centri commerciali sulla propria area. Insomma le FFS riacquistano la totale autonomia decisionale, la Città si riappropria pagando di metà del terreno che donò alle ferrovie a fine ’80. Detto altrimenti un ritorno alla casella di partenza del 2008! 

Il lettore e i Commissari attenti alla lunga vicenda si porranno qualche domanda:
1) Che fine ha fatto la scelta governativa del 2010 di puntare sulla strategia del “Centro di competenza nel settore della mobilità sostenibile e ferroviaria (CdC)?
2) che fine ha fatto la Convenzione del 12 novembre 2013 che sigla la creazione della “Fondazione Centro di competenza mobilità sostenibile e ferroviaria”, sottoscritta da 10 partner tra cui Cantone, FFS, Rappresentanti delle maestranze e sindacali, con lo scopo “di costituire una piattaforma modulare nella quale confluiscano tutte le competenze presenti sul territorio regionale e nazionale al fine di incentivare e favorire lo sviluppo di progetti innovativi con sede presso le Officine FFS” quindi con le FFS nel ruolo di attore centrale?
3) Che fine ha fatto e dove sorgerà Centro di competenza avviato con la creazione dell’omonima Fondazione nel 2014, e finanziato durante 4 anni dal Cantone?
4) perché partecipare alla Tavola rotonda istanza ufficiale di discussione (fortemente voluta da Berna dopo scioperi e manifestazioni del 2008) a cui siedono i rappresentanti di FFS, Cantone e maestranze e diretta da Franz Steinegger, ex consigliere nazionale e presidente del nazionale del PLR, se poi FFS e CdS, non informano gli altri sulle trattative avviate tra di loro per redigere e sottoscrivere la DI?
5) Che succederà se l’iniziativa “Per un polo tecnologico industriale nel settore dei trasporti” sottoscritta da 14768 cittadini, tutt’ora giacente sui tavoli del GC ...verrà accettata?

Tutte domande che il Messaggio del Governo sorvola, sottacendo così eventi significativi, ma anche impegni presi, per far valere solo quelli sottoscritti nella DI da tre soli partner.
Affrontare e chiarire tali e altre domande è d’obbligo, oltre che lecito. Per farlo, colmando un’informazione carente, lacunosa (ma anche fuorviante), occorre consultare l’intera documentazione ufficiale. Solo così si assicura una procedura corretta e si creano le condizioni per una scelta con cognizione di causa. 


Apparso sul Corriere del Ticino il 3 ottobre 2018 
Link a CdT

mercoledì 30 maggio 2018

Officine di Bellinzona, le Ffs fanno il gioco dell'oca


“Rien ne va plus” tra Cantone, Città e Rappresentanti delle maestranze delle Officine: l’unità d’azione si è rotta lo scorso 11 dicembre 2017 con la presentazione della dichiarazione d’intenti (DI) elaborata dal triunvirato FFS, CdS e Municipio. CdS e Municipio a favore, Associazione Giù le mani e sindacati invece no. Dove sta l’inghippo? Non facile orientarsi nella intricata e lunga vicenda. Per dirimere occorre partire dal punto del comune accordo, ovvero la Convenzione Centro di competenza (CdC) nel settore della mobilità sostenibile e ferroviaria presso le Officine FFS, sottoscritta dalle parti nel 2013. Essa recita che obiettivo del CdC “è di costituire una piattaforma modulare nella quale confluiscano tutte le competenze presenti sul territorio regionale e nazionale al fine di incentivare e favorire lo sviluppo di progetti innovativi”; concretamente: “un sistema a rete formato dai diversi attori operanti nell'ambito della mobilità ferroviaria sul territorio ticinese” con “fulcro nelle Officine FFS di Bellinzona”. Tre settori di attività del CDC a)“manutenzione (non unicamente legata alle locomotive, carri merci (standard e speciali), ma anche alle componenti ferroviarie e ad altri prodotti industriali) e ammodernamento ( materiale rotabile, infrastrutture ferroviarie; b) ingegneria e c) offerta di servizi. Si fa notare che “è inevitabile un contatto diretto e una stretta collaborazione con le attività delle Officine FFS di Bellinzona” e che “le FFS inizialmente giocheranno un ruolo importante per lo sviluppo di nuovi progetti”. Leggendo la DI si apprende che: “la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale FFS per la manutenzione del materiale rotabile e il conseguente recupero urbanistico dell’area occupata dallo stabilimento esistente” sono due progetti paralleli. Il “Nuovo stabilimento” è “cucina interna” delle sole FFS, sole proprietarie e uniche a decidere su contenuti e modalità, nonché ubicazione. Concretamente: manutenzione di tre composizioni che dovrebbero impiegare 200-230 persone, d’altro solo idee vaghe. Mentre il progetto di “recupero urbanistico” dell’area delle attuali Officine, sarà diretto da un gruppo misto in cui le FFS sono rappresentate con diritto di veto, in quanto le decisioni, come scritto nella DI, devono essere prese all’unanimità. Il Centro di competenza non avrà più la sua sede “presso le Officine FFS”, bensì ubicarsi all’interno dei 45mila mq delle ex officine ceduti dalle FFS alla Città, dove sorgerà un parco industriale innovativo che Città e Cantone realizzeranno con l’aiuto di una società di consulenza e promozione privata di Zurigo. Il diavolo si nasconde nei dettagli e la DI ne riserva alcuni. Primo: la DI non precisa la necessità di definire un contratto che stabilisca attività e responsabilità specifiche dei singoli attori verso il CdC. Contratto necessario per colmare il vuoto della Convenzione che di per sé non ha vincolo giuridico. Senza tale contratto le FFS possono essere membro della Fondazione CdC, pur rimanendo passive come lo sono state finora. Secondo: “La presente dichiarazione d’intenti prevale in caso di contraddizioni con il testo di precedenti accordi tra le medesime parti”. Da intendere anche la stessa Convenzione CdC? Terzo: Le FFS non figurano esplicitamente tra gli attori del Parco innovativo. Insomma alle FFS con la DI è riuscito un colpo di coda magistrale, come nel gioco dell’oca: rispedire tutti alla casella di partenza del 2008. V’è da sperare che i politici dei rispettivi legislativi, prossimamente chiamati a votare i crediti, sciolgano l’inghippo, e riportino il vascello sulla buona rotta. Rotta che pressioni e specifici tornaconti, ingenuità o la “ruse” di pochi ha deviato verso meri interessi delle FFS a scapito di una strategia industriale ticinese in campo ferroviario innovativa e di posti di lavoro qualificati. 

Apparso su Area  Mercoledì 30 Maggio 2018
link Area

giovedì 26 aprile 2018

Progetto Officine federali: ulteriore chèque in bianco?


Il Progetto Officine FFS Bellinzona entra nella fase calda: la dichiarazione d’intenti (DI) del dicembre scorso prevede che entro fine giugno Cantone e Città sottopongano ai rispettivi legislativi “la richiesta di credito per il finanziamento” (totale congiunto 120mio Fr) sul costo globale di 360 mio. L’esperienza insegna che le migliori intenzioni, anche se espresse in buona fede, possono rimanere irrealizzate o risultare ben diverse da quanto auspicato (Alptransit docet), e che “il diavolo si nasconde nei dettagli”.
Procedura di conduzione anomala: la DI prevede due tappe distinte, la prima “comporta l’allestimento del progetto preliminare del nuovo stabilimento industriale e lo svolgimento di un mandato di studio in parallelo (MSP) per l’area occupata dallo stabilimento esistente” delle Officine di Bellinzona (OBe). La seconda tappa prevede l’allestimento del progetto definitivo nuovo stabilimento, le procedura di approvazione dei piani e la costruzione”; in parallelo “lo svolgimento delle procedure pianificatorie per l’area esistente” e “entro la fine del mese di giugno 2018 al Gran Consiglio rispettivamente al Consiglio comunale la richiesta di credito per” contributo forfettario di 120 mio di Fr“ . Insomma ai legislativi viene chiesto di concedere il credito senza aver potuto avere la possibilità di esprimersi sul progetto preliminare e formulare eventuali richieste e/o correzioni. Una procedura anomala che mette legislativi sotto “pressione”, con il rischio di indurli a soprassedere allo svolgimento delle funzioni loro assegnate, per non correre il rischio di diventare “capro espiatorio”.

Potere decisionale asimmetrico: mentre le FFS sono rappresentate nel gruppo di progetto per la rivalutazione dell’area Officine, nessun rappresentante del Cantone e della Città (e delle maestranze ) figura invece nel progetto Nuovo impianto industriale. In altre parole: nessuna voce in capitolo circa strategia, obiettivi, attività a medio e lungo termine. 
Ridimensionamento e pochezza delle attività nel “nuovo impianto industriale” che prevede: “manutenzione leggera e pesante dei convogli Flirt-Tilo e Giruno, manutenzione pesante degli ETR 610” e “attività a complemento (componenti, mercato terzo, ecc.)”. Cancellate, o comunque non menzionate nella DI, le attività di manutenzione (locomotive e ruote carri merci ) che costituiscono il fulcro attuale, carri il cui numero aumenterà con Alptransit. Per il resto nulla, se non dichiarazioni vaghe: “la sua disposizione permetterà maggior sviluppo ...e implementazione di ulteriori settori di attività da parte FFS , rispettivamente di aziende terze a loro correlate”, ..“ intenzioni di dare una prospettiva di lungo termine...per un futuro durevole e posti di lavoro industriali: qualificati”. Silenzio riguardo le “attività a complemento: cosa, quali obiettivi e risultati attesi a medio lungo termine? Decisamente un po’ poco!
Riduzione dell’impiego: con l’entrata in funzione del nuovo stabilimento (2026) saranno chiuse i siti operativi di Bellinzona e Biasca. Numero di addetti previsti dal 2026 tra 200 e 250, quasi la metà di oggi.
Vaghezza sul Parco tecnologico, previsto nel comparto di 45mila mq, venduto alla città, e che sarà gestito da Città e Cantone; esso vuole essere un
“polo per attività di ricerca, formazione, produzione, consulenza e servizi con l’ottica di insediarvi aziende nazionali e internazionali e start up innovative. Quanto previsto dalla DI è un parco con aziende innovative, di profilo imprecisato, slegate tra di loro e non necessariamente affini al trasporto ferroviario. Stupisce inoltre la scelta di affidarsi a Greater Zurich Area (GZA) per lo sviluppo del Parco. GZA è una società di consulenza e promozione privata, cui aderiscono a pagamento alcuni cantoni dell’area zurighese; da Argovia si è ritirato e Zurigo intenderebbe farlo. Ignorato invece il “Parco svizzero dell’innovazione” istituito dalla Confederazione, su proposta dei direttori cantonali dell’economia, e gestito dalla fondazione Swiss Innovation Park, comprendente una rete di 5 siti (2 in prossimità dei politecnici di ZH e Losanna, gli altri 3 in Argovia, Bienne e Svizzera nordoccidentale).
Snaturamento del Centro di Competenza (CdC): “Le FFS” – si legge nella DI - “continueranno il loro impegno ... conformemente allo statuto di fondazione”; statuto che fissa tra gli obiettivi: “sostegno alla sviluppo e potenziamento delle Officine di Bellinzona e di tutte le realtà FFS in Ticino a lei correlate”, trasferimento di conoscenze e gestione innovazione, accompagnamento e sviluppo di progetti”. Da quando funziona il CdC gli imput e apporti da parte FFS sono stati praticamente nulli. La DI non nomina il CdC quale risorsa
per lo sviluppo del nuovo impianto. Nulla fa presagire che lo diventerà in futuro quando le due realtà saranno oltretutto geograficamente staccate.
Vuoto giuridico della Convenzione; essa recita: “
i soci intraprendono e sostengono
azioni dirette o indirette di promozione... si adoperano a trasmettere al CdC progetti adatti. Inoltre si impegnano a promuovere le attività di ricerca e formazione “.
E riguardo alle FFS “assicureranno volumi uguali a quelli attuali per i prossimi anni, e s’impegnano all’attuazione di una strategia chiara per la stabilizzazione e lo sviluppo sostenibile anche a medio lungo termine; le FFS provvederanno ai necessari adeguamenti dell’organizzazione delle OBe con lo scopo di assicurare a queste ultime un’attività di successo sul mercato anche a lungo termine.
Dai progetti del CdC dovrebbero scaturire ulteriori impulsi per le OBe per il periodo dopo 2016. Le FFS si impegnano analogamente ad altri partner di trasmettere progetti in questo senso”). Sono nobili intenzioni destinate di rimanere lettera morta, perché la Convenzione non è giuridicamente vincolante. La DI sorvola tale “impasse” e non contempla vuoto giuridico specificando, mediante contratto: ruoli, attività, responsabilità, contributi delle singole parti.
Affossamento del Polo tecnologico industriale: oltre che minare il CdC quanto sottoscritto nella DI si scansa radicalmente anche dallo scenario Per un polo tecnologico industriale richiesto dall’iniziativa sottoscritta da 14768 cittadini nel 2008 (ancora la vaglio del GC) nel quale le FFS hanno un ruolo di attore trainante.
Costo esoso ed esorbitante per Cantone e Città, quasi una rapina, per riavere parte del terreno donato dal Comune nel 1883 e finanziare il nuovo impianto su cui non hanno voce in capitolo. 


Accettare la DI “telle quelle” significa firmare un ulteriore “chèque in bianco”, cancellare quanto ottenuto finora, spaccare l’unità politica- istituzionale (maestranze-cittadini- città – cantone) che aveva obbligato le FFS a negoziare. I politici, chiamati a decidere, sono avvisati.
Apparso su Corriere del Ticino il 26 aprile 2018 
link al CdT