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domenica 1 dicembre 2024

Una cura per salvare la vita sulla terra

 Il 2024 sta segnando ulteriori record climatici a livello di temperatura (vedi 33 ore consecutive sopra lo zero in vetta al Mt Bianco a 4806 mlm). L’aumento di temperatura, scrive Meteo Suisse- “può essere spiegata unicamente tenendo conto del contributo delle attività umane allaumento delle concentrazioni globali delle emissioni di gas a effetto serra”. In particolare dall’uso di energie fossili (carbone, petrolio) a partire dalla rivoluzione industriale in poi. 

Emissioni che se fossero azzerate oggi, consentirebbero al complesso sistema naturale di riassorbire quelle liberate nell’atmosfera. Ma ci vorrebbero parecchi secoli per ritornare ai valori del preindustriale. L’azzeramento potrebbe invece limitare l’aumento a 4-5 gradi (oltre il doppio da preconizzato dalle conferenze ONU e sottoscritto dai governi).

Incombenza climatica e crescente divario nella distribuzione della ricchezza (il 10%più ricchi detiene oltre 85% del totale mondiale), non sembrano scalfire l’arroganza degli odierni “potenti della terra”: finanzieri e grands patrons dell’economia mondiale e fedeli politici a bordo del nuovo lussuosissimo Titanic. Mentre gli organi di diffusione (giornali, catene televisive) in mano ai primi offrono ampio e acritico spazio.


Il capitalismo uscito dalla crisi Covid mira cinicamente “al sodo”: massima e immediata redditività! Evaporato invece lo spirito di “entusiasta solidarietà” che aleggiava fra la popolazione e che sembrava potesse dar avvio ad una “Nuova era” di maggior equità, rispetto delle persone, della natura e di tuti gli esseri che la compongono! Al contrario: il singolo individuo vive sempre più isolato, le sue interazioni sociali limitate a persone/gruppi animati da stesse preferenze, sostanzialmente solo nell’interazione con l’economia: una relazione sostanzialmente di sudditanza!.

Il capitalismo odierno privilegia la produzione di beni e servizi solvibili, che assicurino massimo reddito a chi finanzia(azionisti e fondi investimento). D’obbligo la massima efficienza e produttività (niente tempi morti, minor costo di produzione) e la produzione di merce che abbia mercato (domanda solvibile): vedi armi, merce di lusso, ma anche a basso prezzo (usa getta e/o bassa qualità). I bisogni reali della maggioranza della popolazione (alloggi qualitativi, sanità, mobilità…) offerti a costi accessibili, non entrano in linea di conto; mentre affrontare l’incombenza climatica rimane un optional.


Che fare? In sostanza urge un cambiamento di paradigma culturale ( ovvero dei valori, principi etici, morali, scientifici e relative teorie) che  consenta alle persone di liberare la mente dal “fagocitamento” del capitalismo e poter  cambiare rotta per evitare  l’iceberg .che farà colare a picco l’intero  sistema biologico che ha dato vita anche a noi esseri umani.


Marco Bersani (Filosofo, socio fondatore di ATTAC Italia, e saggista)nel suo ultimo saggio fresco di stampa propone quello che chiama “paradigma “della cura”. 

Cura di sé, dellaltra, dellaltro, del vivente, del pianeta. Ovvero: dellinsieme degli elementi che compongono  e influenzano il funzionamento del sistema Terra su cui può essere riorganizzata la società futura. Bersani indica due condizioni (che chiama Rivoluzioni culturali)per riuscire nell’intento: Liberismo, 

1) rovesciare la cosmogonia” della narrazione liberista”, rimettendo al centro che a)“la natura è luniverso dentro il quale tutto accade; e la società deve essere il luogo dove le persone decidono come organizzare la vita comune”. b)leconomia sia “luogo dentro il quale la società determina come produrre e scambiarsi beni e servizi”.

2) rovesciare lideologia liberista (che esalta lautonomia dellindividuo: indipendente ed solo artefice del proprio destino) ripristinando la funzione primaria della società. 

Perché-come già indicò Vykoskij (psicologo e pedagogista sovietico 1896-1934)- levoluzione e sviluppo delle facoltà  di qualsiasi essere umano è strettamente legata alla dimensione sociale in cui nasce ed evolve.


Pubblicato in Area N°7, 13 settembre 2024,

venerdì 27 agosto 2021

Brutto sogno, incubo? No, realtà.

 

A volte la realtà supera quella dei sogni: belli ma anche brutti.
A fine primavera e inizio estate, l’allentamento accelerato del lockdown ha fatto credere che il ritorno alla normalità fosse cosa oramai fatta. L’incubo di restrizioni appariva ormai cosa del passato. La realtà superava il sogno che da mesi facevamo, almeno nei paesi “ricchi” come il nostro che dispone di vaccini e strutture sanitarie operative. Alla riunione del G7 del mese di giugno a Saint Ives (Gran Bretagna) ospiti del presidente Johnson, i presidenti di Usa, Germania, Francia, Giappone, Canada, Italia e dei paesi invitati: Australia, Corea del sud, India, Sudafrica e dell’Unione europea hanno guardato al futuro, affrontando questioni  ritenute prioritarie. Tra cui due urgenze attuali: pandemia e clima. I Big si sono accordati sulla necessità di avere un Piano pandemia per ridurre nel futuro il tempo di reazione all’insorgere di nuovi virus, dimenticando tuttavia quella in corso per la quale non sono andati oltre alla promessa di fornire 1 miliardo di dosi entro il 2022: un’inezia per oltre la metà della popolazione mondiale. Scordando che il virus non conosce le frontiere e fino a quando non sarà debellato ovunque costituirà una minaccia per tutti.

Riguardo al clima l’abbandono immediato del carbone quale fonte energetica è stato osteggiato da Usa e Giappone. Risultato: “L’elefante ha partorito il solito topolino”, una vaga, quanto insufficiente dichiarazione di abbandono a partire dal 2030.

Neanche il tempo di concludere il Summit che violenti eventi meteorologici hanno iniziato a manifestarsi in vari paesi; un vero e proprio flagello, un primo scioccante risveglio che ha frantumato l’ottimismo dei regnanti. Oltre al dolore per le vittime, ai pesanti disastri, all’inaudita violenza, rara nel passato, a sorprendere è stata la ripetitività: a un evento ne seguiva un altro. Alle inondazioni in talune zone, faceva notizia l’estrema siccità altrove. Regioni e città (vedi Canada e California, più tardi Sud Europa) con temperature superiori di 20 gradi alla media, con punte oltre i 55 gradi che hanno favorito lo sviluppo di incendi, ma anche il concatenamento di ulteriori manifestazioni climatiche: venti tempestosi, piogge, grandine, uragani. La realtà di questa estate rasenta il peggiore degli incubi di romanzi o film.     

Sul fronte pandemia altro risveglio poco gradito: le varianti “Delta” del coronavirus, più aggressive, si sono fatte strada un po’ ovunque, anche nei paesi occidentali che dispongono del vaccino. A un mese dalla fine dell’estate il numero dei ricoveri è nuovamente in ascesa: la temuta quarta ondata sta diventando realtà.

Poi, il 9 agosto, in pieno ferragosto, per l’emisfero nord (quello che politicamente conta di più) è giunto l’ultimo rapporto sul clima “Cambiamenti climatici 2021, dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) in cui gli oltre 250 esperti di 65 paesi hanno potuto dimostrare che inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici sono «due facce della stessa medaglia». Il rapporto non lascia dubbi: CO2 e metano in massima parte di origine antropica «hanno raggiunto livelli di concentrazione in atmosfera mai riscontrati negli ultimi 800mila anni». La temperatura media globale del pianeta nel decennio 2011-2020 è stata di 1,09 gradi centigradi superiore a quella del periodo 1850-1900. Di questo passo il limite di +1,5 gradi sarà raggiunto già nella prossima decade, e quello di +2 ben prima di fine secolo.

Brutto sogno, incubo? No realtà che dobbiamo affrontare prioritariamente, per salvare il salvabile. Consci che azzerando le immissioni oggi, non azzeriamo il CO2 concentrato nell’atmosfera, per farlo ci vorranno decenni, almeno un secolo. Continueranno quindi per inerzia i fenomeni climatici violenti e distruttivi, nonché innalzamento dei mari, desertificazione, scioglimento dei ghiacciai. Per ritrovare il paesaggio odierno ci vorranno secoli se non millenni.

 

Pubblicato in AREA,  26 agosto 2021

 
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