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lunedì 9 settembre 2024

Una cura per salvaguardare la vita sulla terra

 

Il 2024 sta segnando ulteriori record climatici a livello di temperatura (vedi 33 ore consecutive sopra lo zero in vetta al Mt Bianco a 4806 mlm). L’aumento di temperatura, scrive Meteo Suisse- “può essere spiegata unicamente tenendo conto del contributo delle attività umane allaumento delle concentrazioni globali delle emissioni di gas a effetto serra”. In particolare dall’uso di energie fossili (carbone, petrolio) a partire dalla rivoluzione industriale in poi. 

Emissioni che se fossero azzerate oggi, consentirebbero al complesso sistema naturale di riassorbire quelle liberate nell’atmosfera. Ma ci vorrebbero parecchi secoli per ritornare ai valori del preindustriale. L’azzeramento potrebbe invece limitare l’aumento a 4-5 gradi (oltre il doppio da preconizzato dalle conferenze ONU e sottoscritto dai governi).

Incombenza climatica e crescente divario nella distribuzione della ricchezza (il 10%più ricchi detiene oltre 85% del totale mondiale), non sembrano scalfire l’arroganza degli odierni “potenti della terra”: finanzieri e grands patrons dell’economia mondiale e fedeli politici a bordo del nuovo lussuosissimo Titanic. Mentre gli organi di diffusione (giornali, catene televisive) in mano ai primi offrono ampio e acritico spazio.

Il capitalismo uscito dalla crisi Covid mira cinicamente “al sodo”: massima e immediata redditività! Evaporato invece lo spirito di “entusiasta solidarietà” che aleggiava fra la popolazione e che sembrava potesse dar avvio ad una “Nuova era” di maggior equità, rispetto delle persone, della natura e di tuti gli esseri che la compongono! Al contrario: il singolo individuo vive sempre più isolato, le sue interazioni sociali limitate a persone/gruppi animati da stesse preferenze, sostanzialmente solo nell’interazione con l’economia: una relazione sostanzialmente di sudditanza!.

Il capitalismo odierno privilegia la produzione di beni e servizi solvibili, che assicurino massimo reddito a chi finanzia(azionisti e fondi investimento). D’obbligo la massima efficienza e produttività (niente tempi morti, minor costo di produzione) e la produzione di merce che abbia mercato (domanda solvibile): vedi armi, merce di lusso, ma anche a basso prezzo (usa getta e/o bassa qualità). I bisogni reali della maggioranza della popolazione (alloggi qualitativi, sanità, mobilità…) offerti a costi accessibili, non entrano in linea di conto; mentre affrontare l’incombenza climatica rimane un optional.

Che fare? In sostanza urge un cambiamento di paradigma culturale ( ovvero dei valori, principi etici, morali, scientifici e relative teorie) che  consenta alle persone di liberare la mente dal “fagocitamento” del capitalismo e poter  cambiare rotta per evitare  l’iceberg .che farà colare a picco l’intero  sistema biologico che ha dato vita anche a noi esseri umani.

Marco Bersani (Filosofo, socio fondatore di ATTAC Italia, e saggista)nel suo ultimo saggio fresco di stampa propone quello che chiama “paradigma “della cura”. 

Cura di sé, dellaltra, dellaltro, del vivente, del pianeta. Ovvero: dellinsieme degli elementi che compongono  e influenzano il funzionamento del sistema Terra su cui può essere riorganizzata la società futura. Bersani indica due condizioni (che chiama Rivoluzioni culturali)per riuscire nell’intento: 1) rovesciare la cosmogonia” della narrazione liberista”, rimettendo al centro che a)“la natura è luniverso dentro il quale tutto accade; e la società deve essere il luogo dove le persone decidono come organizzare la vita comune”. b)leconomia sia “luogo dentro il quale la società determina come produrre e scambiarsi beni e servizi”.

2) rovesciare lideologia liberista (che esalta lautonomia dellindividuo: indipendente ed solo artefice del proprio destino) ripristinando la funzione primaria della società. Perché-come già indicò Vykoskij (psicologo e pedagogista sovietico 1896-1934)- levoluzione e sviluppo delle facoltà  di qualsiasi essere umano è strettamente legata alla dimensione sociale in cui nasce ed evolve.



Pubblicato in AREA N del 7 settembre 2024

venerdì 10 dicembre 2021

Virus e clima: due facce della stessa medaglia


Il Consiglio federale tira il fiato. La bocciatura del referendum gli consente di poter agire, non incagliarsi ulteriormente, evitando il ricorso a decreti per farlo. Siamo a cavallo? Non proprio. Facciamo mente locale: due anni or sono, giorno più giorno meno, giunse notizia di un virus che mieteva vittime in una metropoli della lontana Cina. Sottovalutato in occidente e in Svizzera con quella supponenza  da primi della classe che ci distingue, snobbato pure l'allarme dell'OMS, quel virus ce lo siamo trovato in mezzo a noi nel giro di poche settimane, e siamo ben lungi dal liberarcene. Anzi: malgrado la disponibilità di vaccini la situazione ritorna ad essere critica: la 5° ondata sta mettendo in crisi il sistema sanitario in modo paragonabile se non superiore alla prima fase. Mentre desta timore la nuova variante sudafricana scoperta in Belgio.
Governanti nuovamente sotto pressione che hanno denotato poca lucidità nel gestire la situazione. Nulla serve accampare scuse appellandosi all'evento imprevisto. Dall'inizio del secolo vi sono state altre situazioni epidemiche  (Ebola, Sars) che, fortuna nostra, non si sono trasformate in pandemie; gli esperti avevano però ammonito che era solo questione di tempo affinché ciò avvenisse. Eppure, malgrado i dispostivi legislativi riguardanti  epidemie e pandemie, la reazione dei governi è stata tardiva ed inadeguata a livello di strategia e misure. Ciò che però più colpisce nell'atteggiamento della maggioranza dei governi- Svizzera compresa- è l'ignoranza riguardo l'impatto sociale di epidemie e pandemie del passato. Ovvero: dimenticare e/o negare che esse hanno la stessa caratteristica: ”cominciano in un dato momento, si sviluppano in una porzione di tempo e spazio limitata -spiega lo  storico della medicina C.Rosemberg- seguono un percorso fatto di tensioni e rivelazioni crescenti, innescano una crisi collettiva e individuale”. Crisi collettiva ed individuale che con Coronavirus è sfociata nel: cercare il colpevole, dare la colpa a qualcuno (questa volta i cinesi); chiudersi a riccio, con blocco parziale-totale delle frontiere; riemergere del nazionalismo, piuttosto territoriale che etnico, al punto che persone che si spostano all’interno di aree più colpite dal virus di un paese sono invise, sgradite al pari del peggior straniero. Inoltre l'esplodere di: tensioni inter-familiari generate dalla costrizione di condividere spazi di vita esigui ed assenza di contatti sociali; conflitti intergenerazionali giovani–anziani (se i primi criticano gli over 65 per la loro riluttanza a cambiare abitudini per salvare l'ambiente, gli anziani criticano i millennial per il loro poco rispetto delle regole  anti-Covid). All'incapacità di anticipare l'apparire di tali questioni, s'aggiungono: inadeguatezza di linguaggio e comunicazione alle varie tipologie di persone, assenza di implicazione di associazioni di cittadini che meglio di altre  conoscono le utenze specifiche. Dulcis in fundo: il governo svizzero introducendo il Covid pass a 2 vie (gratuito per persone vaccinate, a pagamento per chi utilizza il tampone)ha cannato: sia politicamente, fomentando tensioni tra provax-antivax; sia dal punto di vista prevenzione: i vaccinati possono ammalarsi, diventando diffusori, mentre solo il test identifica chi è portatore, consentendo di combattere efficacemente la propagazione.
La certezza di essere al riparo dei virus cresciuta via via negli anni sta sgretolandosi di fronte allo spillover Coronavirus e le sue varianti.Il ritorno alla normalità pre Covid è un sogno. Emergenza climatica ed emergenza virus sono due facce della stessa medaglia: il sistema socio-economico dominante. Sistema caratterizzato da un crescente fabbisogno di energia, prodotta essenzialmente con risorse fossili, responsabili dei gas ad effetto serra, e al contempo una crescente mobilità di persone per corti soggiorni che favorisce la rapida diffusione dei virus tra regioni e continenti. Alternativa? cambiare modello economico!

 

Rubrica

Area Giovedì 2 Dicembre 2021



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