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venerdì 16 aprile 2021

Debito: in Svizzera nessuna strategia per il dopo Covid

 Il Coronavirus ha costretto gli stati ad intervenire per salvaguardare la salute dei cittadini e tenere a galla l'economia, facendo però esplodere il debito pubblico. Anche quello CH. Autorità e creditori non si stancano di ricordare che poi occorrerà onorare l'impegno: interessi e importo prestato.

Non a caso quindi il CF ha incaricato la Task Force scientifica per Covid 19 di esaminare la questione del debito. «Anche considerando un forte aumento del debito di 15-20 punti percentuali –scrive la Taskforce- raggiungerebbe il 60%, una percentuale significativamente inferiore a quello dei paesi vicini (70% in Germania, 90% in Austria); inoltre essendo i tassi d'interesse in Svizzera vicini allo zero e/o negativi il costo del debito non metterebbe in pericolo la stabilità finanziaria o la prosperità del paese».
La monetizzazione del debito, l'opzione preferita e raccomandata da Jean Tirole,autorità e capofila della teoria neoclassica,insignito del «cosiddetto Nobel per l'economia nel 2014» sceso subito in campo all'inizio della pandemia, non è  menzionata dalla Task force. Forse per il fatto che la situazione del debito svizzero non desta preoccupazione alcuna. È buona cosa sapere che abbiamo discreto margine di manovra finanziaria riguardo il debito e che non ne siamo strozzati.
Ma come affrontare il futuro? Attorno a noi l'UE dapprima e ora con anche l'America di Biden si sono mossi con tanto  di strategia per affrontare il futuro. Futuro nel quale il ruolo dello stato ridiventa centrale, dopo il trentennio neoliberista. In concreto  investimenti pubblici:  l'UE lo fa con il Next Generation EU (750 miliardi di €) per incrementare il bilancio dell'UE con nuovi finanziamenti raccolti sui mercati finanziari per il periodo 2021-2024, e Green Deal europeo, piano d'azione per promuovere l'uso efficiente delle risorse passando a un'economia pulita e circolare, e ripristinare la biodiversità e ridurre l'inquinamento. Mentre dopo i 1900 MRD di dollari per  lotta alla povertà e sostegno al ceto medio, Biden ha annunciato un maxi-piano di 2.250 MRD  di investimenti destinati a: ricostruire, modernizzare  infrastrutture, promuovere una nuova politica industriale, tecnologie avanzate, sostenibilità ed  energie rinnovabili.
E la Svizzera? Lato Consiglio Federale tutto tace: nessuna strategia dichiarata per il dopo Covid. Benché la struttura produttiva appaia intatta, difficilmente potrà ripartire  al termine del lockdown; ed è illusorio pensare di ritrovare  il «business as usual» antecedente Covid: intanto perché i debiti appesantiscono le aziende, molte delle  quali non riapriranno, o saranno costrette a ristrutturarsi; altre già stanno procedendo  riorganizzando il lavoro sostituendo talune mansioni umane con sistemi e robot intelligenti, immuni ai virus. Un processo in atto ovunque! Poi, oltre all'incombenza climatica, sarebbe dimenticare l'urgenza di ridurre la dipendenza esterna riportando  in loco produzioni di vitale  importanza (non solo le mascherine protettive); e anche di  rivitalizzare l'economia circolare: produrre beni e servizi destinati al mercato locale, ciò crea lavoro, quindi anche salari che vengono spesi localmente (consumo). Consumo che rilancia la domanda, quindi la produzione. Economia circolare che può essere agevolata dall'introduzione di una moneta locale (come il Léman, in uso nel bacino lemanico, utilizzata persino da taluni comuni sia per i salari, sia per pagamenti imposte).

Il silenzio del CF sulla strategia per il dopo Covid, contrariamente al proverbiale «niente nuove, buone nuove» preoccupa per le conseguenze: un nicchiare irresponsabile per un paese che si vuole emancipato e democratico.

 

Pubblicato in AREA,  16 aprile 2021

 
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domenica 28 marzo 2021

Debito pubblico fine di un tabù?

 

«La Bce cancelli i debiti degli Stati» è l'appello del 5 febbraio scorso, pubblicato sui maggiori quotidiani, elaborato da un gruppo di economisti francesi, sottoscritto da 100 economisti di stati dell'Unione europea e non, tra cui 5 della Svizzera (fra i quali Sergio Rossi, uni Friborgo e Jean Michel Servet, IHEID-Ginevra). Un appello che sta suscitando un acceso dibattito tra i fautori e gli oppositori, guardiani dell'ortodossia monetaria.

In sostanza esso propone un deal tra BCE e stati appartenenti all'Unione europea. «La BCE – si legge -si impegnerà a cancellare il debito pubblico che detiene -2500 MRD di Euro - (o a trasformarlo in debito perpetuo senza interessi), mentre gli Stati si impegneranno a investire lo stesso importo nella ricostruzione ecologica e sociale». «Ci sarebbe una perdita nel bilancio dell'Eurosistema e non altrove- spiega Jézabel Couppey-Soubeyran, cofirmataria - i fondi propri della BCE diventerebbero negativi, ma questo non le impedirebbe di funzionare, giacché una banca centrale non è né una società, né banca commerciale». «Gli stati – azionisti delle loro Banche centrali e di riflesso della BCE - «perderebbero dei dividendi, ma questo non sarebbe paragonabile al margine di manovra di bilancio così liberato e che potrà essere approntato per costruire la nuova struttura economica». La cancellazione di un debito statale non è una novità, fa notare l'appello richiamando «il caso della conferenza di Londra del 1953» che concesse la cancellazione di due terzi del suo debito pubblico della Germania permettendole di ritrovare il cammino della prosperità». Dal punto di vista giuridico formale nessun problema, sostengono i firmatari: «le istituzioni finanziarie a livello mondiale possono deliberare una rinuncia ai loro crediti – e la Bce non dovrebbe fare eccezione».

Secco Niet invece da parte della direttrice della BCE Christine Lagarde: «la cancellazione del debito è impensabile: violerebbe il trattato europeo». Per la cui modifica occorre l'unanimità dei 27 membri UE, probabilità oggidì uguale a zero» specifica Jacques Delpla, direttore del Think tank Asterion, già economista e consigliere di Nicolas Sarkozy. Delpla giudica la proposta degli economisti «fantasiosa: anche ammettendo che la BCE rinunci volontariamente alla sua indipendenza e voglia monetizzare i debiti pubblici, il problema si sposterebbe sugli altri creditori. Essi non sono degli stupidi: sanno che sarebbero i prossimi ad essere spinti a rinunciare ai loro crediti, venderebbero immediatamente i debiti europei che detengono, facendo salire alle stelle i tassi d'interesse». È agitare un fantasma , ritorca Couppey-Soubeyran: la cancellazione sarebbe il frutto di una decisione di politica economica concertata tra le parti, che riduce il rischio di default di taluni stati, quindi degli stessi creditori. La stessa Bce non mancherebbe certo di ricordarlo.

«Occorre appoggiare le politiche fiscali nazionali – afferma Lagarde- anche se incrementeranno l’indebitamento. Importante è che il pacchetto di aiuti del piano Next Generation EU diventi “operativo senza ritardi”.

Ma è proprio questo il punto critico, e contraddittorio che Lagarde non sa (o non vuole ?) cogliere: i circa 670 MRD previsti dal Next generation , implicano una controparte di investimenti degli stati. Ovvero ulteriori indebitamenti che per gli stati – la maggioranza- già fortemente indebitati, significherebbe rischio di vedersi interrotta l’erogazione dei fondi, perché non conformi ai vincoli del Patto di stabilità e crescita EU ( 60% debito/PIL e 3% deficit). Insomma il gatto che si mangia la coda.

Le leggi economiche e finanziarie, contrariamente a quelle che reggono la natura e l'universo, sono invenzioni degli umani, frutto di rapporti di forza tra gruppi di specifici interessi.

Dall'avvento dell'ideologia neo liberista la cancellazione del debito è un tabù che l'appello ha fatto saltare: gli Gnomi di Zurigo e confratelli sparsi nel mondo non gioiscono!


Pubblicato in AREA,  Giovedì 19 Marzo 2021

 
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