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giovedì 1 gennaio 2026

TRUMP, LE TASSE E I PROFITTI DEI PRIVATI

 Si chiude il 2025, 80esimo delle Nazioni Unite, Istituzione voluta anche e soprattutto dai leader europei – segnati da due guerre mondiali – onde comporre conflitti senza l’uso delle armi. Un orrore oggidì “dimenticato” dai governanti odierni, entusiasti sostenitori del “Rearm Europe”, della leva obbligatoria e dell’educazione scolastica alla guerra di nazista memoria.

La guerra tra Russia e Ucraina, la cui fine è stata fortemente auspicata da Trump sin dal suo insediamento, ha visto sorgere forti contrasti tra UE e USA sulle priorità da portare al tavolo delle trattative. I tentativi di trovare un accordo evidenziano una profonda divergenza, con infruttuosi batti e ribatti tra presidente USA e omonimi dell’UE e Paesi membri. Paesi che nel passato recente erano sempre stati aderenti alle volontà della Casa Bianca, nonché permissibili agli umori dei suoi vari inquilini. Con Trump l’idillio si è rotto, con governi europei attoniti dal suo atteggiamento disinvolto e al contempo arrogante e sfacciato; che suscita loro irritazione quando è lontano, per poi renderli ligi al suo cospetto.

 

Tuttavia oltre ai problemi generati da stile e modalità comunicative adottate dal presidente USA, l’impressione è che alla maggioranza della stampa mainstream, ma soprattutto a governanti e politici, sfugga la comprensione (e derivanti conseguenze) del profondo cambiamento in corso nell’economia globalizzata. Economia, il cui scopo è e rimane sempre orientato a generare il massimo profitto. Comprensione che va oltre la mera ricerca di soluzione a problemi come quelli provocati dal Covid (che mandò in tilt le “lunghe catene di produzione e distribuzione” generando pesanti ritardi di produzione). Problema poi affrontato diversificando produttori e accorciando le “catene produttive”. Vi è che in sottofondo è rimasto un altro problema centrale: la dipendenza e/o il freno generato dall’esistenza delle leggi dei vari Stati, in cui è dislocata la produzione. Un intralcio soprattutto alla mobilità del capitale, alla sua organizzazione produttiva che si traduce in perdite di profitto.

 

Per sormontare l’ostacolo tecnico legislativo l’Eureka è quella che T. Negri denominò “lex mercatoria”: ovvero l’adozione di un insieme di regole, sancite da accordi commerciali tra privati, che consente di aggirare le legislazioni nazionali; ma al contempo togliendo il conflitto tra le parti dalla competenza del diritto pubblico, affidandolo a decisioni di diritto privato. Ciò toglie intralci burocratici, tuttavia il capitalismo “non può vivere senza forme statali, istituzionali, giuridiche, senza regole – ricorda Negri nella sua intervista pubblicata su area nel 2002 – prima di tutto perché le liti fra i capitalisti sono grandi, e poi perché sono tremendamente grandi i conflitti con gli sfruttati”.

 

Insomma in un modo o nell’altro è d’obbligo che il singolo Stato possa disporre di mezzi per affrontare tutto quanto fissato dalla propria Costituzione, garantendo il funzionamento delle varie Istituzioni e organismi, comprese quelle per l’esecuzione delle decisioni giuridiche e mantenimento dell’ordine. Questione che ai governanti solleva la domanda come e dove trovare i necessari mezzi finanziari, perché differentemente dai singoli cittadini e i loro averi, o quelli di istituzioni finanziarie private, Governo e Paese non possono “emigrare”! 

Trump, miliardario e buon capitalista può fare i conti solo con quelle disponibili nel proprio paese, ciò spiega i suoi “giochetti” con le tasse: stratagemma per rimpolpare le casse federali e “riportare” a casa le aziende dalle uova d’oro. Ovviamente per Trump fedele al suo credo: massima appropriazione privata dei proventi, tassando il lavoro!

lunedì 9 settembre 2024

Una cura per salvaguardare la vita sulla terra

 

Il 2024 sta segnando ulteriori record climatici a livello di temperatura (vedi 33 ore consecutive sopra lo zero in vetta al Mt Bianco a 4806 mlm). L’aumento di temperatura, scrive Meteo Suisse- “può essere spiegata unicamente tenendo conto del contributo delle attività umane allaumento delle concentrazioni globali delle emissioni di gas a effetto serra”. In particolare dall’uso di energie fossili (carbone, petrolio) a partire dalla rivoluzione industriale in poi. 

Emissioni che se fossero azzerate oggi, consentirebbero al complesso sistema naturale di riassorbire quelle liberate nell’atmosfera. Ma ci vorrebbero parecchi secoli per ritornare ai valori del preindustriale. L’azzeramento potrebbe invece limitare l’aumento a 4-5 gradi (oltre il doppio da preconizzato dalle conferenze ONU e sottoscritto dai governi).

Incombenza climatica e crescente divario nella distribuzione della ricchezza (il 10%più ricchi detiene oltre 85% del totale mondiale), non sembrano scalfire l’arroganza degli odierni “potenti della terra”: finanzieri e grands patrons dell’economia mondiale e fedeli politici a bordo del nuovo lussuosissimo Titanic. Mentre gli organi di diffusione (giornali, catene televisive) in mano ai primi offrono ampio e acritico spazio.

Il capitalismo uscito dalla crisi Covid mira cinicamente “al sodo”: massima e immediata redditività! Evaporato invece lo spirito di “entusiasta solidarietà” che aleggiava fra la popolazione e che sembrava potesse dar avvio ad una “Nuova era” di maggior equità, rispetto delle persone, della natura e di tuti gli esseri che la compongono! Al contrario: il singolo individuo vive sempre più isolato, le sue interazioni sociali limitate a persone/gruppi animati da stesse preferenze, sostanzialmente solo nell’interazione con l’economia: una relazione sostanzialmente di sudditanza!.

Il capitalismo odierno privilegia la produzione di beni e servizi solvibili, che assicurino massimo reddito a chi finanzia(azionisti e fondi investimento). D’obbligo la massima efficienza e produttività (niente tempi morti, minor costo di produzione) e la produzione di merce che abbia mercato (domanda solvibile): vedi armi, merce di lusso, ma anche a basso prezzo (usa getta e/o bassa qualità). I bisogni reali della maggioranza della popolazione (alloggi qualitativi, sanità, mobilità…) offerti a costi accessibili, non entrano in linea di conto; mentre affrontare l’incombenza climatica rimane un optional.

Che fare? In sostanza urge un cambiamento di paradigma culturale ( ovvero dei valori, principi etici, morali, scientifici e relative teorie) che  consenta alle persone di liberare la mente dal “fagocitamento” del capitalismo e poter  cambiare rotta per evitare  l’iceberg .che farà colare a picco l’intero  sistema biologico che ha dato vita anche a noi esseri umani.

Marco Bersani (Filosofo, socio fondatore di ATTAC Italia, e saggista)nel suo ultimo saggio fresco di stampa propone quello che chiama “paradigma “della cura”. 

Cura di sé, dellaltra, dellaltro, del vivente, del pianeta. Ovvero: dellinsieme degli elementi che compongono  e influenzano il funzionamento del sistema Terra su cui può essere riorganizzata la società futura. Bersani indica due condizioni (che chiama Rivoluzioni culturali)per riuscire nell’intento: 1) rovesciare la cosmogonia” della narrazione liberista”, rimettendo al centro che a)“la natura è luniverso dentro il quale tutto accade; e la società deve essere il luogo dove le persone decidono come organizzare la vita comune”. b)leconomia sia “luogo dentro il quale la società determina come produrre e scambiarsi beni e servizi”.

2) rovesciare lideologia liberista (che esalta lautonomia dellindividuo: indipendente ed solo artefice del proprio destino) ripristinando la funzione primaria della società. Perché-come già indicò Vykoskij (psicologo e pedagogista sovietico 1896-1934)- levoluzione e sviluppo delle facoltà  di qualsiasi essere umano è strettamente legata alla dimensione sociale in cui nasce ed evolve.



Pubblicato in AREA N del 7 settembre 2024