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venerdì 14 agosto 2026

L’INNOVAZIONE DISTRUGGE MA CREA LAVORO? NON PIÙ!

Ogni legno ha il suo tarlo” recita un proverbio. Quello della intelligenza artificiale). V’è diffusa convinzione, suffragata dalla storia, che l’innovazione tecnologica sia indispensabile. L’economista Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) noto per aver analizzato il fenomeno, concluse che l’innovazione intesa come “far qualcosa di nuovo” (prodotti o nuovi metodi di produzione e/o forme organizzative) è il motore principale dello sviluppo economico. Chiamò “distruzione creativa” il processo in cui le innovazioni rendono obsoleti vecchi metodi di produzione e/o prodotti. Un “abbattimento costante della vecchia struttura economica” che considerava “necessario per costruirne una nuova, superiore”. All’apice dell’innovazione tecnico-scientifica odierna figurano i programmi di intelligenza artificiale (IA), apparsi a inizio di questo decennio (detti di prima generazione) che hanno dimostrato di possedere abilità superiori all’intelligenza umana: sia in velocità di trattamento dell’informazione (lettura e analisi di documenti), sia nella soluzione di espressioni matematiche e di logica, nonché scrittura e programmazione. I timori di talune categorie di addetti di essere scippati delle loro compe-tenze e con ciò sostituiti, perdendo il lavoro, sono diventati realtà. Ne sanno qualcosa giornalisti, programmatori, tecnici di primo livello sostituiti dalla IA nello svolgimento del loro job! Nel frattempo l’IA ha fatto un altro passo da gigante, l’ultima versione del 5 febbraio scorso ha varcato un nuovo limite: svolgere operazioni che richiedono competenze cognitive (in particolare: analizzare dati e pensare in modo logico, valutare, decidere e risolvere problemi). Significativo l’exploit rivelato da uno specialista nello sviluppo di software come Matt Shumer, CEO e cofondatore di Other Side AI. A livello di capacità cognitiva la versione testata da Shumer ha mostrato di possedere competenze e abilità paragonabili a quelle umane, infrangendo un dominio che, benché immaginato e ripreso nei romanzi di fantascienza, sembrava fuori portata.(vedi La performance ha messo fine all’assioma shumpeteriano: “L’innovazione tecnologica, pur distruggendo lavoro, ne crea del nuovo” che si credeva perpetuo. Insomma, per la prima volta nella storia umana sono state automatizzate anche competenze cognitive (senza tuttavia attivare il principio di precauzione onde capirne tutti gli impatti). Il tarlo è all’opera e il suo rosume già appare. Sono effetti ancora poco visibili che saranno disastrosi: riduzione del fabbisogno di lavoro umano e minor socializzazione dei benefici (salari), concentrazione di competenze in poche piattaforme e proprietari di capitale tecnologico; aumento di disparità di potere (chi possiede IA o dati o infrastrutture e/o mezzi finanziari “cattura” gran parte dei profitti). Mentre il lavoro umano perde potere di contrattualità. Punto critico e cruciale è ovviamente il taglio di addetti che sarà sostituito dall’IA, e che difficilmente potranno trovare un job. All’orizzonte prossimo si staglia una nuova “questione sociale”, che investirà il globo intero, con ripercussioni nefaste che già colpiscono una percentuale crescente di cittadini e famiglie in Svizzera e in tutti i paesi avanzati toccati dalla carenza di lavoro e/o da salari non adeguati all’aumento del costo della vita e insufficienza di reddito per soddisfare i bisogni primari quali cibo, alloggio, sanità, nonché risparmio per affrontare la vecchiaia. Persone e famiglie costrette a indebitarsi per sbarcare il lunario. Indebitamento il cui ristorno arricchisce ancor più i benestanti, concentrando il potere economico nelle mani di pochi e con esso le disuguaglianze sociali anziché risolverle!

IA e l'rresponsabile silenzio dei governanti

In maniera soft l'intelligenza artificiale (IA) sta permeando i vari ambiti dell'attività umana. Le ultime versioni messe congiuntamente sul mer- cato lo scorso febbraio da ChatGPT e Anthropic hanno dimostrato di disporre di capacità cognitive (pensare in modo logico, valutare, decidere e risolvere problemi) proprie agli esseri umani. Un exploit che apre la via a profonde riorganizzazioni dell'attività economica sostituendo l'essere umano in molte attività in cui era finora il solo ad avere le capacità. L'impatto, al pari della rivoluzione industriale dell'800, scombussoleră l'in- tera organizzazione socio-economica: taglio di mansioni e di posti di lavoro, senza tuttavia compensare con dei nuovi, come avvenuto fino al recente passato. Le conseguenze saranno socialmente disastrose: difficilmente le persone in esubero troveranno un lavoro, esploderà il numero dei senza reddito, anche e compreso chi pensa di esserne al riparo (vedi professioni intellettuali), impossibilitati di rispondere ai fabbisogni primari. Tilt in vista per casse pubbliche e sistemi di previdenza incentrati su redditi del lavoro. A fronte di questo futuro marasma il primo e unico Capo di stato che ha reagito è papa Leone XIV. Mognifica humanitas - titolo della sua prima enciclica - propone una riflessione tutt'altro che di meri contenuti religiosi, bensi concreta, saldamente rivolta a capire l'insieme delle implicazioni derivanti dall'uso della lA per l'esser umano. Leone XIV ha un percorso "anomalo" per un ecclesiastico di alto rango: prima della vocazione religiosa e dell'esperienza pastorale, c'è la formazione accademica plasmata da modelli rigorosi e razionali quali analisi, algebra e logica formale. Non sorprende che per affrontare la questione IA, si sia attorniato di specialisti fra cui il ricercatore Chris Olah, cofondatore di Anthropic. Nel suo intervento, allegato all'Enciclica, Olah evidenzia tre punti centrali. 1) Dovere verso i poveri: l'IA sostituendo il lavoro umano su larga scala, diventa un imperativo morale sostenere i futuri disoccupati. Essendo lo sviluppo dell'IA concentrato in poche mani è necessario trovare un modo per garantire che i benefici siano condivisi a livello globale; 2) Prosperità umana: indispensabile riflettere su cosa significhi per gli esseri umani prosperare pienamente nell'era dell'IA. Giocoforza considerare le tradizioni morali e spirituali delle varie societă. 3) Natura dei modelli di lA: la ricerca sulla struttura interna rivela aspetti "misteriosi e inquietanti", come strutture che rispecchiano le neuro- scienze umane e stati interni che sembrano riflettere emozioni umane. "Ciò richiede un discernimento continuo". Leone XIV ritiene che la società contemporanea si sia "sottomessa a una logica puramente tecnica ed economico, che tende a ridurre l'essere umano, la sua spiritualità e le sue relazioni a puri dati numerici o a profili cigoritmici; l'essere umano cesso di essere visto come un fine in sé (portatore di dignità intrinseca) e trattato come un mezzo di produzione o un consumatore da prevedere e manipolare". Denuncia le Big Tech che tramite il paradigma tecnocratico impongono forme di sovranità, che scavalcano i governi democratici. Critica la "idolatria dell'efficienza", il mito della performance perfetta, dell'ottimizzazione costante e dell'eliminazione dell'errore. Non rifiuta la tecnologia in sé, ma propone di sottometterla a un'etica deila responsabilità". Ovvero "trodurre i valori morali e i diritti umani in vincoli rigidi fin dalla progettazione dei sistemi di lA". Giunge alla conclusione che per scardinare il paradigma dominante occorre ripristinare il primato della politica riconsegnando alle comunità umane e alle istituzioni pubbliche internazionali il potere di decidere i contini etici della tecnica, spezzando il monopolio dei tecnocrati. Ai capi di governo silenti, agire! Pubblicato in forma cartacea: AREA, 26 giugno 2026