Ferruccio D'Ambrogio Dipl IHEID/ IUED - Genève, Campi d'attività: Saggista e consulente su problematiche di sviluppo socio-economico
venerdì 19 giugno 2026
L’INNOVAZIONE DISTRUGGE MA CREA LAVORO? NON PIÙ!
“Ogni legno ha il suo tarlo” cita un proverbio. Quello della struttura socio economica mainstream si chiama IA (intelligenza artificiale).
V’è diffusa convinzione, suffragata dalla storia, che l’innovazione tecnologica sia indispensabile. L’economista Schumpeter (1883-1950) noto per aver analizzato il fenomeno, concluse che l’innovazione intesa come “far qualcosa di nuovo”(prodotti o nuovi metodi di produzione e/o forme organizzative) è il motore principale dello sviluppo economico. Chiamò “distruzione creativa” il processo in cui le innovazioni rendono obsoleti vecchi metodi di produzione e/o prodotti. Un “abbattimento costante della vecchia struttura economica” che considerava “necessario per costruirne una nuova, superiore”..
All’apice dell’innovazione tecnico-scientifica odierna figurano i programmi di intelligenza artificiale (IA), apparsi a inizio di questo decennio (detti di prima generazione) che hanno dimostrato di possedere abilità superiori all’intelligenza umana: sia in velocità di trattamento dell’informazione (lettura e analisi
di documenti), sia nella soluzione di espressioni matematiche e di logica, nonché scrittura e programmazione.
I timori di talune categorie di addetti di essere scippati delle loro compe-tenze e con ciò sostituiti, perdendo il lavoro, sono diventati realtà. Ne sanno qualcosa giornalisti, programmatori, tecnici di primo livello sostituiti dalla
IA nello svolgimento del loro job!
Nel frattempo l’IA ha fatto un altro passo da gigante, l’ultima versione del 5 febbraio scorso ha varcato un nuovo limite: svolgere operazioni che richiedono competenze cognitive (in particolare: analizzare dati e pensare in modo logico, valutare, decidere e risolvere problemi). Significativo l’exploit rivelato da uno specialista nello sviluppo di software come Matt Shumer, CEO e cofondatore di Other Side AI. A livello di capacità cognitiva la versione testata da Shumer ha mostrato di possedere competenze e abilità paragonabili a quelle umane, infrangendo un dominio che, benché immaginato e ripreso nei romanzi di fantascienza, sembrava fuori portata.(vedi
La performance ha messo fine all’assioma shumpeteriano: “L’innovazione tecnologica, pur distruggendo lavoro, ne crea del nuovo” che si credeva perpetuo. Insomma, per la prima volta nella storia umana sono state automatizzate anche competenze cognitive (senza tuttavia attivare il principio di precauzione onde capirne tutti gli impatti). Il tarlo è all’opera e il suo rosume già appare. Sono effetti ancora poco visibili che saranno disastrosi: riduzione del fabbisogno di lavoro umano e minor socializzazione dei benefici (salari), concentrazione di competenze in poche piattaforme e proprietari di capitale tecnologico; aumento di disparità di potere (chi possiede IA o dati o infrastrutture e/o mezzi finanziari “cattura” gran parte dei profitti). Mentre il lavoro umano perde potere di contrattualità. Punto critico e cruciale è ovviamente il taglio di addetti che sarà sostituito dall’IA, e che difficilmente
potranno trovare un job.
All’orizzonte prossimo si staglia una nuova “questione sociale”, che investirà il globo intero, con ripercussioni nefaste che già colpiscono una percentuale crescente di cittadini e famiglie in Svizzera e in tutti i paesi avanzati toccati dalla carenza di lavoro e/o da salari non adeguati all’aumento del costo della vita e insufficienza di reddito per soddisfare i bisogni primari quali cibo, alloggio, sanità, nonché risparmio per affrontare la vecchiaia. Persone e famiglie costrette a indebitarsi per sbarcare il lunario. Indebitamento il cui ristorno arricchisce ancor più i benestanti, concentrando il potere economico nelle mani di pochi e con esso le disuguaglianze sociali anziché risolverle!
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