venerdì 17 aprile 2026

I risvolti dell’exploit cinese

 La Cina è assurta in pochi decenni a potenza economica:a livello Prodotto interno lordo (PIL) seconda solo agli USA, e primo nel gruppo dei BRICS.

Tale exploit è marcato da un evento passato in secondo piano, tuttavia rilevante. Il

riconoscimento politico della Cina voluto nel 1964 dal presidente francese De Gaulle,

primo paese occidentale a stabilire relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare

Cinese (RPC), allora guidata da Mao Zedong.

A quell’epoca la Cina aveva urgenza di realizzare e potenziare le vie di comunicazione:

occorrevano strumenti, in particolare: autocarri, ma non disponeva né tecnologia né

strutture. La Francia invece aveva un atout: autocarri di ogni tipo concepiti e

fabbricati da Berliet (nome del proprietario dell’omonima fabbrica che ebbe un ruolo

fondamentale).

La visita di una delegazione condotta dal vice-primo ministro Cinese alle fabbriche

Berliet, la possibilità data ai Cinesi di testare sul proprio territorio gli autocarri

francesi, convinse il governo cinese portandolo a negoziare con Francia e Berliet la

fabbricazione in proprio.

Ne scaturì un accordo per la produzione di autocarri in Cina mediante una società mista

a maggioranza cinese. La concretizzazione si svolse in 3 fasi principali: 1)formazione

al montaggio del personale cinese in Francia e allestimento della fabbrica per il

montaggio in Cina; 2) montaggio in loco degli autocarri e al contempo formazione di

personale tecnici e operai, nonché allestimento di strutture produttive dei singoli

pezzi; 3) produzione totalmente cinese.

Insomma un esempio di cooperazione che tramite il trasferimento di know-how consente

autonomia, sostituzione delle importazioni.

L‘esperienza Berliet diventò per la Cina il “modello da seguire” con i partner

occidentali. Negli accordi industriali successivi, il governo cinese avrebbe sempre

detenuto la maggioranza del capitale (51% o più), sempre vincolando il partner all

contributo tecnologico e formativo.

Nel 2001 1’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) comportò

l’adozione di riforme (liberalizzazioni del mercato, leggi più permissive riguardo la

regolamentazione del lavoro, ecc.). Riforme che hanno avuto conseguenze a doppio taglio:

positive: forte aumento degli investimenti esteri in tutti i settori chiave: dal

tessile, alla micro-meccanica e elettronica, ecc.(le multinazionali USA in primis Apple,

Microsoft) dando impulso all’esportazione e conseguente aumento del PIL, che si traduce

in ricchezza da poter distribuire tra azionisti e lavoratori. In Cina a vantaggio di

addetti di aziende localizzate massimamente attorno alle grandi città, facendo aumentare

la classe media ivi residente, il cui potere d’acquisto sprona le attività interne,

rafforzando l’economia del paese.

Ma anche conseguenze negative: acuizione delle differenze socio-economiche (tra classe

media delle grandi città e resto della popolazione, residenti nelle zone rurali e/o

attive nei settori tradizionali, facendo riaffiorare le proteste (quelle tragiche di

piazza Tienanmen nel 1989 rimangono vivide).

L’ exploit cinese realizzato in meno di 50 anni, frutto di compromessi, ha saputo far

coesistere due attori principali: il settore pubblico (inizialmente maggioritario) e

quello privato (sempre più importante).

Il futuro della Cina è condizionato dalla soluzione di 2 questioni : a)Economia: povera

di risorse naturali, a dipendenza al commercio estero b) Sociale: aumento di

disuguaglianze (tra citta e campagna e all’interno delle città).

La determinazione della Dirigenza cinese nel promuovere relazioni di cooperazione

economica basati sulla reciprocità (vedi BRiCS) o costruzione di infrastrutture

ferroviarie (vedi linee ferroviarie in Africa) mostra che la Dirigenza cinese ha

“chiarezza d’intenti”.

Chiarezza che per la soluzione alle questioni sociali è tutt’ora latitante! "Non temere

di andare lentamente, temi solo di fermarti” recita un proverbio cinese: non ci resta che

attendere!

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